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IL culto del Divino Femminile
aprile 13th, 2016 da Ananda Saraswati

prakriti

 

Possiamo incontrare la prima civilta tantrica di matrice femminile piu di 7.500 anni a.C. dove la donna occupava un posto d’onore, tanto nella vita profana come nella religione centrata attorno alla Dea Madre. Ma il culto della Dea  è antico, lo testimoniano l’abbondanza di statuette femminili, risalenti a un periodo che va dal paleolitico medio (120.000/40.000 anni fa) agli ultimi millenni prima di Cristo, in tutta l’area del mediterraneo, dalla Siberia all’Asia, fino alla Cina e al Giappone e nel continente Sud-Americano.

“La prima rappresentazione divina affacciatasi all’umanità, ebbe le sembianze di una figura femminile. La Dea Madre onnipotente rappresentò il principio generatore dell’universo, in grado di controllare la vita e la morte. La rigenerazione avveniva tramite attributi tipici del femminile: la capacità di generare, accudire e nutrire, non solo la vita umana, ma anche quella dell’intero pianeta e del cosmo.

Nelle civiltà antiche, inoltre, la donna costituiva l’elemento chiave per la sopravvivenza e l’organizzazione sociale della comunità. Da un attento studio delle culture preistoriche euro-asiatiche, si evince che la potenza e la forza procreatrice dell’universo, era incarnata dall’immagine di una donna e, il suo potere di generare e proteggere, era simboleggiato da attributi femminili.

Per moltissimo tempo, infatti, dal 30000 al 3000 a.C., l’umanità ha basato la propria religiosità, sul concetto di “Dea Unica”, figura che, secondo gli studi sull’archetipo primordiale, deriva dall’archetipo dell’Uroboro, l’immagine del serpente circolare che si morde la coda. Tale archetipo contiene in se la tipica dualità simbolica, costituita da elementi positivi e negativi, e rappresenta il “Grande Cerchio”, in cui coesistono elementi femminili e maschili da cui, in un secondo tempo, si estrapolarono le figure del “Grande Padre” e quella della “Grande Madre”.

L’Uroboro rappresenta, quindi, l’archetipo primordiale indifferenziato che, manifestatosi nella coscienza, è arrivato, attraverso l’elaborazione degli elementi simbolici in esso contenuti, alla prefigurazione della Grande Madre. Quest’ultima è costituita da elementi antitetici, la madre buona e quella terribile, e può agire in modo opposto: positivo, quando offre protezione, nutrimento e calore; negativo, quando si rifiuta, attraverso la privazione, di elargire il suo nutrimento.

L’archetipo del femminile è, dunque, intriso di dualità, ed è composto da due caratteri fondamentali che Neumann chiama: carattere “elementare” e carattere “trasformatore”. Il primo, tipico del materno, ha un aspetto stabile, conservatore; il secondo, invece, è in contrasto col principio di conservazione della vita, col legame madre-figlio, e ha un dinamismo interno, in cui riproduce l’attività che si svolge nel grande cerchio uroborico.

Nella storia delle religioni, il Dio, inteso come divinità maschile, compare in epoca più tarda, successiva a quella in cui domina il concetto di Grande Madre. Dal 3000 a.C. ad oggi, si è imposta nell’immaginario collettivo, la figura del Dio Maschio, che ha assorbito in se qualità del tutto femminili, come quella del dare la vita, mentre alla dea, è stato dato il ruolo di madre, o sposa o sorella del Dio, o come avviene per la religione cattolica, di Madre vergine. Tutto ciò coincise con i vari processi economici e socio-politici che, in diversi momenti della storia, hanno investito l’umanità, cambiandone la struttura. Vittime della vita che cambia, la dea, e di riflesso la donna, hanno perso l’originario potere, scalzate dal controllo dei mezzi di produzione operato dagli uomini, dal mestiere delle armi, dal diritto di proprietà. La cultura patriarcale si è imposta su quella matriarcale e, la Dea preistorica, è stata sottomessa al Dio.

Il concetto di Dio rispecchia la società e l’uomo, che tende a rappresentarlo a sua immagine e somiglianza e a modellarlo in base ai propri bisogni e timori. La Vergine Maria sembra essere tutto ciò che resta dell’archetipo del femminile, della Dea onnipotente. Dea segreta e splendente della cristianità occidentale, ha abbandonato tutto ciò che concerne il carattere trasformatore, dandosi a quello elementare e divenendo la madre buona, la generatrice che nutre e protegge, completamente priva dell’antica dualità di bene e male di cui era costituita la Dea donna, priva anche degli elementi antitetici della doppia natura di madre amorosa e terribile.

Nella Vergine Maria converge tutto ciò che è buono e positivo. In ciò sta l’enorme differenza tra questa figura e quella della Dea onnipotente.

Un culto ben diverso da quello praticato per la Dea Unica, poiché Maria, ha conservato davvero poco dell’antica simbologia del principio del femminile. Anzi la religione cristiana la vede come la “Causa salutis” dell’umanità, come colei che ha riscattato gli uomini dalla triste condizione in cui l’antenata Eva l’aveva relegata. Maria è la luce e la vita, Eva, tenebra e morte; Maria con la sua obbedienza consapevole e volontaria, si donò interamente al suo Dio. Mediante l’obbedienza, dunque, Maria riparò alla rovina del genere umano provocata dalla disobbedienza di Eva.

Maria si propone come la Dea onnipotente amorosa, priva di ogni dualità originaria tra bene e male. Vergine buona e rassicurante, mantiene comunque il suo ruolo di protettrice e nutrice, proprio come la vergine del Pilerio preserva da secoli l’esistenza del suo popolo.

L’archetipo della Grande Madre, ha perso molte delle sue caratteristiche originarie, ma molte ne ha conservate. L’immagine di un principio femminile generatore, nutritore e preservatore della vita.

Laura Grasso

 

“Possedendo la Madre del Mondo si conquista la Vita Eterna” (Lao Tze)

Madre Divina – Dea Interiore – Shakti Divina – Grande Madre – Magna Mater – Madre Cosmica: questi sono solo alcuni dei tanti nomi con cui è stata denominata l’energia universale.
Ogni singola donna incarna il principio femminile ed è un tunnel, un canale di connessione fra i due mondi, il manifesto e il non manifesto (Tonal e Nagual, secondo la tradizione tolteca), ed in ciò consiste la sua funzione di nutrice, funzione di cui moltissime donne non sono più a conoscenza riducendola soltanto alla maternità.
Nelle società matriarcali la donna non era vista solo come essere umano, essa rappresentava la Fecondità, la terra, la natura, la vita; identificata con le sacre divinità che rappresentavano queste cose, ella stessa era considerata sacra.
Era adorata in tutte le epoche; in funzione dell’epoca e della civiltà lei era: dea, sacerdotessa (Vesta, Pitia), Musa, Silfide, la personificazione della bellezza, La Grazia, la dolcezza, la Madre, la Moglie, la Divinità dell’amore e della maternità, la Divinità del cambiamento e della forza: Gaia e Hathor (mutevolezza), Persefone e Afrodite (nelle religioni dell’antica Grecia era la dea dell’amore, della bellezza, della sessualità, della sensualità e dei giardini), Giunone (la protettrice della relazione con il marito e del focolare domestico), Iama (la festosità), Demetra, Fortuna, Freya (la passione), Artemide (Artemide/Diana rappresentava la fecondità della luna, il potere protettivo del Sole e l’abbondanza), Iside (intuizione e percezione) e Sarasvati (musica e arte), l’amata, colei che conduce l’uomo a Dio; tutte fanno parte dei mille aspetti dell’Eterno Femminino.
Sono immagini del femminile che assume forme diverse in occasione delle tappe più importanti della vita di ogni donna. Alla Luce di queste immagini antiche, visualizzando le leggende di queste dee rivivendo i rituali del loro culto, la ragazza, la madre o la donna matura riscoprono la propria vera identità, quell’identità mitica che le unisce al Cosmo: una vocazione che va al di là della personalità di ogni donna e che appartiene alla storia della vita.
A queste dee e alle loro caratteristiche specifiche si puo attribuire l’appellativo di “archetipi”.
Il riconoscimento e la venerazione degli archetipi ci da’ modo di instillare nella vita i vari aspetti dell’Eterno Femminino.
E’ resa urgente per l’uomo di oggi la riscoperta della Dea Interiore, ovvero il risveglio del principio femminile nella Spiritualità, il suo Potere e la sua Essenza.
L’espressione “dea interiore” sottintende lo spirito stesso venerato in quanto Eterno Femminino – ovvero quella complessa energia, fonte di nutrimento e di saggezza.
La grande responsabilità della donna è quella di condurre il mondo verso il Divino, attraverso la spiritualizzazione della vita, piuttosto che verso il fallimento, a causa dell’amplificazione delle sue tendenze inferiori.
Il formidabile potere della donna iniziatrice è enorme, consiste in primo luogo nella sua attitudine mentale rispetto a sé stessa e alla sessualità che va considerata in senso spirituale.
Tutte le culture antiche hanno tradizioni che lodano il potere iniziatore delle donne. Egitto, Grecia, Arabia, Tibet e Cina. La donna era considerata l’incarnazione della bellezza, della sensualità, della vitalità amorosa e, allo stesso tempo, guardiana e custode del potenziale creatore.
Ogni essere umano nasce dalla Yoni (l’organo sessuale femminile) di una donna; ogni uomo desidera inconsciamente rientrare in questo territorio della femminilità sacra tramite il contatto sessuale illimitato che è possibile realizzare solo mediante la sublimazione degli istinti inferiori. Assumendo un ruolo “attivo” ed esplorando con coraggio l’intera serie di segreti sessuali, durante l’atto amoroso, una donna sensuale e intelligente può conferire un grande potere sottile, spirituale, al suo amato permettendo alla coppia di raggiungere stati sublimi di estasi ed unione con il Divino.
Grazie alla sua sensibilità e al suo intuito risveglia e amplifica nell’uomo caratteristiche profondamente benefiche, mostrandosi naturalmente aperta alla spiritualità.
La donna nel Tantrismo è l’energia trasformatrice, il cambiamento, l’evoluzione mentre l’uomo è la pura coscienza, la contemplazione. La donna  consapevole della propria femminilità è capace di vivere la propria sensualità e di  valorizzare se stessa creando armonia nella coppia.


Conoscendo, apprezzando e valorizzando queste doti innate della donna, i grandi saggi della millenaria tradizione tantrica, l’hanno ammirata e adorata come Shakti – potere femminile – come Iniziatrice. La conoscenza della vera natura femminile e la fiducia in sé sono le condizioni essenziali per realizzare la dea presente in ogni donna, la Dea Iniziatrice.
Anche nella cultura andina (Inca), nel corso dei millenni, si è creata una conoscenza e una coscienza del principio femminile.
L’importanza del femminile è stata riconosciuta anticamente dagli andini nelle leggende che vengono tramandate oralmente: si narra che il primo essere umano che apparve sulla terra fosse una donna.
Nell’antico governo Inca esisteva un’istituzione educativa di alto livello che istruiva le donne: l’AKLLAWASI (“la scuola delle prescelte”) condotta dalle MAMAKUNA. Queste donne sagge erano una parte attiva, nobile e creativa della società Inca. A quel tempo le donne già vivevano in autonomia economica, libertà sessuale, praticavano la medicina, l’agricoltura, realizzavano vasellame e oggetti di uso religioso, lavoravano i campi, si sposavano e avevano dei figli. Nei secoli si è cosi sviluppata una cultura che comprendeva, rispettava e valorizzava il “mondo femminile”.

PATRIARCATO

A causa della progressiva perdita delle conoscenze e delle pratiche correlate al proprio potere di trasmutazione e sublimazione (che è sempre un aspetto di Shakti, legato però alla padronanza e al controllo determinati da Shiva, la Coscienza Divina), nel corso del tempo, gli uomini, sentendosi inconsciamente minacciati dal potere specifico dell’energia femminile, non più sotto il diretto controllo della propria coscienza e in grado quindi di sottrarre loro la propria forza virile, hanno sviluppato e attuato il modello patriarcale, finalizzandolo, nel timore inconscio di non poter gestire altrimenti questa potentissima energia, a reprimere e limitare le donne in tutti gli aspetti dell’esistenza.
Il “potere del ciclo” era conosciuto presso le antiche culture; le pratiche create dalle donne, con le quali si utilizzavano le energie creative, sono state largamente profanate dalla società patriarcale che vedevano nel potere della donna un pericolo per l’uomo. Questo era un terribile, potente e magico potere, che non poteva essere contenuto, secondo loro, se non escludendo la donna dalla società. Le mestruazioni che prima erano considerate sacre divennero una cosa sporca e inquinante.
C’era un tempo in cui, con l’arrivo della prima mestruazione, nelle civiltà matriarcali ci si ritirava in un luogo segreto all’uomo. In questo luogo la piccola donna imparava a essere utile alla sua comunità e a gestire il potere che le era stato dato con consapevolezza. Un dono (quella mestruale è un’energia molto potente, la donna è piu carismatica e attraente in quel periodo), non un peccato! Successivamente venne il tempo in cui la donna mestruata era considerata inquinante e sporca. Non poteva toccare nessun attrezzo dei campi o altro che appartenesse ad un uomo “in quei giorni” impuri. Nel momento del menarca (prima mestruazione) addirittura, le bambine venivano portate lontano dal villaggio per un’intera settimana e in alcune culture messe in gabbia, affinché non toccassero il suolo per non contaminarlo, senza vedere il sole. Ancora oggi in molti luoghi di culto religioso la donna con il ciclo in “essere” non può entrare nei templi e non da molto è stata tolta la pena di morte per coloro che trasgredivano.
Anni e anni di pensieri deformi e distorti hanno prodotto credenze collettive distruttive e tossiche. Molte donne ne sono letteralmente invase fino a trasformarle in una malattia (sindrome premestruale), solo di recente riconosciuta dalla società. La donna, “impura dalla nascita”, per molte religioni non può occupare ruoli attivi nei riti sacri.
Poi si è giunti all’emancipazione femminile, sviluppatasi alla fine del XIX secolo e nei primi decenni del XX secolo, in cui le donne hanno rivendicato il diritto al voto e parità di trattamento con gli uomini nelle varie mansioni da esse svolte, soprattutto nei lavori manuali e nelle fabbriche.
Purtroppo tale “rivoluzione” ha portato solamente a un’uguaglianza (apparente e limitata all’imitazione del modello maschile basato sulla competizione e sulla lotta) e parità di diritti con gli uomini in senso lavorativo e sociale, non risvegliando, anzi spesso sopprimendo le qualità e gli aspetti propri della Shakti nelle donne e amplificando piuttosto le caratteristiche maschili in eccesso. Nell’uomo e nella donna devono coesistere armoniosamente sia le qualità maschili (quali abnegazione, coraggio, forza interiore, decisione, verticalità, estroversione, robustezza, rigore) che quelle femminili (quali sacrificio, dolcezza, dono di sé, compassione, accoglienza, protezione, introversione, delicatezza).
Attualmente invece c’e una preoccupante tendenza all’inversione delle caratteristiche di genere in entrambi i sessi e all’esasperazione di aspetti e peculiarita appartenenti al sesso opposto: questo squilibrio conduce inesorabilmente ad un continuo conflitto tra i due sessi, alla rivalità e alla separazione piuttosto che all’armonia e alla comprensione reciproca.
Moltissime donne attualmente, nonostante la cosiddetta “emancipazione”, raramente manifestano pienamente la propria femminilità in quanto tale, molte addirittura temono inconsciamente di manifestarla e sprigionarla.
La donna contemporanea in qualità di Shakti dovrebbe riscoprire i valori della sua bellezza interiore, della sua forza di trasformazione, della sua predisposizione al cambiamento, della sua capacità di analisi del dettaglio, della sua intuitività e ricettività. Solo valorizzando la sua reale natura, la donna potrà riacquistare in pieno la sua forza interiore sostenendo non solo il proprio amato ma contribuendo al cambiamento dell’energia planetaria.
E’ fondamentale recuperare la consapevolezza che lei non è un “qualcosa” separato dalla natura ma piuttosto un’espressione della natura stessa. I problemi fisici o emotivi sono espressione di disarmonia, sono i messaggeri che le fanno capire di non essere in sintonia con un qualche aspetto della sua vita.
Il liberarsi di tutti i messaggi interiorizzati di vergogna, di sfiducia e di odio di sé che sono codificati fin dentro le proprie cellule, permetterà alle donne di entrare in sintonia con la loro guida interiore. Allora sapranno sempre quando essere attive e quando prendersi un po’ di riposo, quando preoccuparsi degli altri e quando di sé stesse, quando stanno seguendo la loro saggezza istintiva e quando sono influenzate dai vecchi condizionamenti, poiché la vera fonte del potere si trova nel profondo di ogni donna.
Come uscendo da un lungo periodo di ibernazione, occorre che le donne di tutto il mondo si risveglino, aprendosi a un potere interiore che è rimasto assopito dentro di loro per troppo tempo.
Oggi nella nostra cultura predomina una caricatura dell’elemento maschile (ben lontano dal modello di Eroe virile che dovrebbe invece incarnare) con le sue caratteristiche individualistiche, dominatrici e accentratrici che, se non bilanciate da quelle specifiche femminili, portano l’umanità verso il declino e la distruzione.
E’ importante, per entrambi i sessi, comprendere che il potere femminile è una cosa del tutto diversa da quello maschile. E’ possibile e necessario creare un rapporto di cooperazione tra la donna e l’uomo, tra il femminile e il maschile. Il principio maschile ha un ruolo opposto e complementare a quello femminile. Non si tratta di parità o disparità dei sessi, ma di ruoli nettamente diversi e definiti dove il femminile è forza trainante per l’uomo e il maschile è principio ispiratore per la donna:
0b8aa2249aa0bbfff88f677bc14aaac2– forza creatrice e generatrice di idee e passioni da una parte,
– analisi razionale, contemplazione distaccata e autocoscienza dall’altra.
Tanto gli uomini quanto le donne dovranno riscoprire e mettere a frutto i poteri che la natura ha donato a queste ultime, solo così si potrà edificare una società in perfetto equilibrio di amore, fratellanza e armonia con la Madre Terra.
“In ogni donna si nasconde un essere naturale e selvaggio, una forza molto potente, fatta di istinti e creatività passionale: la donna selvaggia (libera dai pregiudizi).
Se perdiamo i contatti con questa parte di noi, con la nostra istintualità, con la nostra vera natura, ci allontaniamo dalla nostra anima e perdiamo la sicurezza nel nostro cammino.
La donna selvaggia porta tutto ciò di cui una donna ha bisogno per essere e sapere. Porta il medicamento per tutto.”  (dottoressa Clarissa Pinkola Estes: “Donne che corrono coi Lupi”).
La donna è l’affascinante seduttrice, la sorella devota e piena d’amore, la madre, la moglie, l’iniziatrice nell’arte di amare, la dea che offre doni a coloro che meritano, la forza femminile e trasformatrice Shakti. Questi sono gli aspetti dell’Eterno femminile che si trovano in forma potenziale in ogni donna. La donna consapevole ama il proprio corpo vitale, pieno nelle sue forme armoniose che manifestano sensualità e vitalità, impara ad ammirare le altre donne che percepisce come alleate nella realizzazione dell’amore universale; riconosce nelle altre donne il sostegno e la complicità per riportare l’intera società a contatto con i valori immutabili dell’amore, della forza della natura, della spiritualità. La donna che sa riconoscere la propria natura è libera dall’orgoglio personale e vive l’amore in ogni azione e in ogni pensiero, giungendo alla piena manifestazione del proprio potenziale.

Immagini che aiutano a capire meglio sul culto  femminile.

Il titolo “Mia madre ha partorito mio padre”, è ripreso dall’aforisma di Mansur Al-Hallaj, martire sufi morto nel 922 d.C.

Tratto dal corso mensile :  “Il Risveglio dell’Eterno Femminile Shakti” qui pagina facebook

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