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Perché togliersi le scarpe quando si entra in casa?
8th Set, 2017 da Ananda Saraswati

 
In strada le nostre scarpe entrano in contatto con tantissimi tipi di microorganismi. Se non ce le togliamo quando arriviamo a casa, potremmo contaminarla e causare malattie.

 
 

Togliersi le scarpe prima di entrare in casa è un’abitudine giapponese che milioni di persone hanno deciso di adottare per comodità e salute.

Anche se può sembrare una decisione un po’ strana ed esagerata, è stato dimostrato che potrebbe avere numerosi benefici per chi la mette in pratica.

Avete mai pensato a tutti i luoghi in cui camminate con le vostre scarpe durante la giornata? Sicuramente, se lo fate, troverete numerosi motivi per preoccuparvi.

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Gli “io”
4th Set, 2017 da Ananda Saraswati

“L’uomo non ha un ‘#Io’ permanente ed immutabile. Ogni pensiero, ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice ‘Io’. E ogni volta sembra doversi ritenere certo che questo ‘io’ appartiene alla Totalità dell’uomo, all’uomo intero, e che un pensiero, un desiderio, un’avversione sono l’espressione di questa Totalità. In realtà nessuna prova può essere portata per convalidare questa affermazione. Ogni pensiero dell’uomo, ognuno dei suoi desideri si manifesta e vive” in un modo completamente indipendente e separato dalla sua Totalità. E la Totalità dell’uomo non si esprime mai, per la semplice ragione che non esiste come tale, salvo che fisicamente come una cosa, ed astrattamente come un concetto. L’uomo non ha un ‘Io’ individuale. Al suo posto vi sono centinaia e migliaia di piccoli ‘io’ separati che il più delle volte si ignorano, non hanno alcuna relazione, o, al contrario, sono ostili gli uni agli altri, esclusivi ed incompatibili. Ad ogni attimo, ad ogni momento, l’uomo dice o pensa ‘Io’. Ed ogni volta il suo ‘io’ è differente. Un attimo fa era un pensiero, ora è un desiderio, poi una sensazione, poi un altro pensiero e così via, senza fine. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione.

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Yoga Sutra di Patanjali (Samadhi)
1st Ago, 2017 da Ananda Saraswati


 
Parte 1
 
Samadhi: sulle Contemplazioni e Unione
1.1. Ora verrà esposta la disciplina dell’Unione (Yoga).
1.2. Unione è frenare i naturali flussi di pensiero della mente.
1.3. Così il testimone dimora nella sua propria natura.
1.4. In caso contrario, egli si identifica con i flussi di pensiero.
1.5. I flussi di pensiero sono cinque. Possono essere dolorosi o non dolorosi.
1.6. Essi sono: giusta conoscenza, falso sapere, immaginazione, sonno e memoria.
 

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Risposta alla domanda posta da un contatto su social “Cosa ne pensi dello yoga con birra?”
8th Feb, 2017 da Ananda Saraswati

Tornando nei social dopo qualche pausa troviamo sempre delle simpatiche sorprese. Stiamo vivendo in un’epoca di grande confusione e degrado da una parte, e di risveglio spirituale da un’altra (è evidente che non siamo usciti ancora dal Kali Yuga).

Yoga significa Unione, con se stessi e con l’Assoluto, e ha lo scopo di risvegliare le nostre coscienze e armonizzare mente, corpo e anima. Ma siccome c’è qualcuno/qualcosa che non desidera che questo avvenga, si inventano proposte “creative” e alla moda tipo: “yoga” e tango, “yoga” e pomodori, “yoga” surf , “yoga” con i conigli, “yoga” in acqua ed altre distorsioni che con lo Yoga autentico c’entrano ben poco, ma essendo spacciate per “yoga”, fanno presa sui più ingenui e sono pubblicizzate come l’ultima moda “spirituale” del momento, a “beneficio” degli instancabili cercatori di “novità” desiderosi di riempire così i propri vuoti esistenziali, ignorando che, soprattutto in questo ambito, non è la “novità” che va cercata, ma la Fonte originaria.

In questo contesto non poteva mancare anche lo “yoga” e birra (che è solo per i principianti supponiamo: se tanto ci dà tanto, nelle fasi avanzate della “disciplina” si passerà a “yoga” e prosecco, “yoga” e vino cotto, “yoga” e whisky e “yoga” e vodka, mano a mano che si eleva lo “spirito”) e domani poi sarà il turno di “yoga” e bistecca, “yoga” e patatine fritte (con e senza ketchup), etc… la creatività in tal senso non manca ai signori della confusione.

I Maestri si rivolteranno nella tomba per tutte le aberrazioni e il degrado a cui certi commercianti di basso livello portano una filosofia e una disciplina di grande efficacia per il Risveglio del’Anima quale è lo Yoga autentico. D’altronde, l’essere umano fuori dalla sua centratura è sempre in cerca di novità, e la New Age è pronta con le sue “proposte” per distogliere le coscienze da un’autentica (ed impegnativa) ricerca interiore e da un Risveglio che non sia solo di facciata: è più facile manipolare chi continua a dormire sognando di essere sveglio.

Tutti questi “yoga” “innovativi” e alla moda, di recente invenzione, servono solo a sviare o “parcheggiare” le coscienze di chi magari sente un richiamo interiore, ma non sa ancora bene in che direzione indirizzarsi. Poi però si continua a consumare psicofarmaci per la depressione, anziché usufruire del potere enorme dello Yoga (senza birra) per armonizzare la mente ed alzare le proprie vibrazioni.

Tutto è vibrazione e risonanza in questo Universo, quindi uno che fa “yoga con la birra” dovrebbe chiedersi con cosa si mette in risonanza. In ogni caso, siamo profondamente dispiaciuti che questa meravigliosa disciplina spirituale venga detrasfigurata e sviata da ciò che realmente è, da ciò che ci è stato donato dal Divino migliaia di anni fa e da ciò che può fare per gli esseri umani.

Come già detto sopra, tutto è Risonanza (e di queste leggi universali di cui lo Yoga tradizionale ci parla da milenni, anche la fisica quantistica ha realizzato la portata, in tempi ben più recenti), per cui ognuno attrae cose, eventi, persone, situazioni, circostanze e stati d’animo sulle cui frequenze di risonanza il suo essere vibra maggiormente.

Prosit!

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Equinozio 2016 – Sole, il suo potere miracoloso
20th Mar, 2016 da Ananda Saraswati

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Con l’Equinozio di primavera, oggi siamo entrati in un altro ciclo.Mentre la giornata è uguale alla notte cosa che avviene oggi, si creano delle energie particolari che portano una trasformazione profonda della natura esteriore ed interiore. In questo periodo tutto si risveglia alla vita e tende a gioire delle energie profonde della primavera. Anticamente nelle diverse tradizioni spirituali, si affermava che ogni forma di evoluzione ha tre tappe: creazione, mantenimento e dissoluzione, a tutte si aggiunge il momento di apogeo a quelllo che si è creato. L’Equionozio di primavera rappresenta la creazione. Nelle diverse culture del Sud America, degli indiani d’America, Oriente si faceva la danza del Sole, si piantava un albero, cantavano e meditavano , celebravano questo giorno.
In sanscrito il Sole è chiamato, Surya, è importante oggi a connetersi con Surya attraverso la meditazione e chiedere che accenda la luce solare dentro di noi.

Buon inizio a tutti!

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Felici feste invernali!
25th Dic, 2015 da Ananda Saraswati

Buone feste!

Buone feste!

Auguriamo a tutti miracoli, salute, consapevolezza, amore, pace, evoluzione meravigliosa!

APS Nirvaira

 

SE…
25th Nov, 2015 da Nirvaira

Atman

Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti intorno a te
la perdono e te ne attribuiscono la colpa.
Se riuscirai ad aver fede in te stesso quando tutti dubitano di te,
pur tenendo in conto anche il loro dubitare.
Se saprai attendere, senza stancarti di attendere,
o, essendo calunniato, non rispondere con le calunnie,
o, essendo odiato, non dare spazio all’odio,
senza però apparire troppo buono, né parlare troppo saggio.
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URGENTE! DIFFONDETE! Meditazione per l’Europa
20th Set, 2015 da Ananda Saraswati

 

In Europa, recentemente, s’è sviluppata una problematica che richiede la nostra immediata attenzione. La crisi dei rifugiati in Europa s’è intensificata:

http://www.foxnews.com/world/2015/09/18/croatia-is-latest-european-country-to-close-border-to-refugees/

http://www.reuters.com/article/2015/09/17/us-europe-migrants-idUSKCN0RD0P420150917

Le forze di Luce hanno, quindi, richiesto che più persone possibili sostengano il popolo europeo con una meditazione. E’ una questione urgente e bisogna diffondere quest’appello in modo virale! C’è bisogno che raggiunga molte persone cosicché la massa critica del numero di partecipanti richiesti sia effettivamente raggiunta. E’ il momento di unirsi nell’obiettivo per far sì che la Luce sia vittoriosa. Vi prego di postare quest’appello sui vostri siti web e blog, se siete in contatto con un canale d’informazione alternativo, potete inviarlo lì. Potete condividerlo tramite il vostro iphone. Potete creare un gruppo Facebook per informare le persone che vivono nella vostra stessa area geografica. Potete creare un video e postarlo su Youtube. Leggi il resto… »

SULL’AMORE…
16th Gen, 2015 da Ananda Saraswati

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“La prima cosa della quale vi preoccupate dopo aver pronunciato le parole «Ti amo» è di domandarvi se ve le sentirete ripetere in risposta. E se ve le sentite ripetere, cominciate allora subito a preoccuparvi del fatto di poter perdere quell’amore appena trovato. E in tal modo tutte le azioni diventano reazioni, una difesa contro la perdita, anche mentre cercate di difendervi contro la perdita di Dio.
Eppure se sapeste Chi Siete, cioè l’essere più meraviglioso mai creato da Dio, non avreste più timore. Perché chi potrebbe respingere una così stupenda magnificenza?
Nemmeno Dio potrebbe trovare pecche in una simile creatura.
Ma non sapete Chi Siete, e vi considerate molto più scadenti. E da dove vi viene la convinzione di essere fino a tal punto meno meravigliosi di quello che siete? Dalle uniche persone in cui credete più che in ogni altro. Da vostra madre e da vostro padre. Sono loro ad amarvi o ad avervi amato più di tutti. Perché dovrebbero mentirvi?
Eppure non vi hanno forse detto che siete troppo di questo e non abbastanza di quello? Leggi il resto… »

SE VUOI CAMBIARE IL MONDO, AMA LA DONNA
30th Nov, 2014 da Ananda Saraswati

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Se vuoi cambiare il mondo
Ama una donna, ma amala davvero.
Trova colei che chiama la tua anima,senza una ragione razionale.
Butta via il controllo e metti l’orecchio sul tuo cuore e ascolta.
Ascolta i nomi, le preghiere, i canti di ogni essere vivente – ogni essere alato, ogni essere peloso, ogni essere verde o fiorito, quelli non ancora nati e quelli che muoiono.
Ascolta le loro voci e torna a Colui/Colei che dona la vita.
Se non hai ancora sentito il suo nome, non hai ascoltato abbastanza a lungo.
Se i tuoi occhi non sono pieni di lacrime, se non ti stai inchinando ai suoi piedi, se non ti sei sentito distrutto per averla quasi persa
non hai ascoltato abbastanza a lungo. Leggi il resto… »

Crema di avocado
13th Mar, 2014 da Ananda Saraswati

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Tempo di preparazione: 10 min

Dose per 2 persone

Ingredienti:

1 avocado maturo

1 cucchiao di succo di limetta o limone (circa mezzo limeno)

1/8 di cucchiaino di aglio

1/8 cucchiaino pepe macinato

1 cucchiao di foglie fresche di coriandolo tritate.

Schiaciate insieme tutti gli ingredienti in una piccola ciotola.

“Lo spirito che guarisce”
6th Giu, 2013 da Ananda Saraswati

“Lo spirito che guarisce” titola la copertina di questa settimana di Der Spiegel, il più diffuso e autorevole settimanale tedesco.

di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)

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Ebbene sì – dopo anni che chi segue vie interiori cerca di trasmettere la propria esperienza, nella maggior parte dei casi invano – oggi i neuroscienziati hanno fatto la grande scoperta: lo spirito può guarire il nostro corpo[1]. Raccontano stupefatti – e ancora increduli – come l’anima possa modificare la struttura biologica del corpo e la possa aiutare a superare la malattia. Vale a dire di come qualcosa di non misurabile, pesabile, visibile, possa in qualche modo modificare il visibile, pesabile, misurabile.

Meditare, fare Yoga e pensare positivamente – strilla Der Spiegel – conquistano ora la medicina ufficiale. Leggi il resto… »

Kiwi, un potente alleato contro Parkinson e Alzheimer
10th Nov, 2012 da Ananda Saraswati


Secondo un recente studio giapponese svolto da un team di ricercatori della Teikyo University di Tokyo e pubblicato nei giorni scorsi nel Biological and Pharmaceutical Bulletin, il kiwi ha molteplici proprietà salutari e inaspettate potenzialità benefiche.

Questo frutto dalla polpa verde è in grado, ad esempio, di contrastare l’invecchiamento cellulare, grazie all’elevata quantità di antiossidanti che possiede, addirittura superiore a quella degli agrumi.

Inserendo nella propria dieta anche solo 3 kiwi al giorno, si può fare la differenza nella prevenzione contro il processo di invecchiamento cellulare e delle malattie degenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer.

Fonte: saporiericette.blogosfere.it

LO SCOPO DELLA VITA (1 & 2)
2nd Gen, 2012 da Nirvaira

– Lettura di Hazrat Inayat Khan, sulla quale si può CONTEMPLARE E MEDITARE –

La domanda che ciascuno si pone, non appena l’intelligenza si sviluppa, è questa: “Perché sono qui?” “Qual è lo scopo della mia vita?”

Ciascun essere ha un’idea diversa riguardo a quale sia lo scopo della vita. Alcuni credono che lo scopo della vita consista nell’essere virtuosi, e, tramite la pratica della virtù, essere felici. Ma la virtù, cos’è? Ci sono cose che a noi sembrano molto virtuose, ma che ad altri non sembrano virtuose affatto. Ciò che può essere virtù in una circostanza può essere peccato in un’altra. E quel che sembra molto virtuoso visto dall’esterno, potrebbe essere molto diverso se lo vedessimo dall’interno.

Di un uomo con un rosario in mano, seduto sulle scale del santuario, il mondo dirà: “Costui è molto virtuoso”. Ma anche se fosse interiormente molto virtuoso, il mondo non darà mai del virtuoso a un uomo che passeggia nei bassifondi o siede nei bar; questo per il semplice fatto che egli siede nei bar e passeggia nei bassifondi.

Ci sono gli amanti di Dio e ci sono i venditori di Dio. Se in un tempio siede un uomo con la barba lunga e il rosario fra le mani, tutti andranno da lui, il santone! Costui fa della sua devozione uno spettacolo, un commercio. Poi ci sono gli amanti di Dio. Costoro non professano nessuno amore per Dio. Sta scritto: “Sii un amico al tuo interno; quel che appare non ha alcuna importanza”. Questo comportamento è raro nel mondo.

Vediamo come gli innamorati, agli inizi, nascondano il loro amore. Lei non pronuncia il nome di lui davanti ad altri. Lui non pronuncia il nome di lei davanti ad altri. Quanto più nasconderà ad altri il suo amore colui che inizia ad amare Dio! Egli non nomina il nome di Dio.

C’è chi ritiene sia il potere, lo scopo della vita. Vediamo però che mentre alcuni desiderano il potere, ad altri non interessa affatto. È impossibile che lo scopo di Dio, della Vita, sia qualcosa che non tutti desiderano. E se il potere fosse lo scopo della vita, il più potente dovrebbe essere perennemente felice.

Gli animali più potenti sono la tigre e il leone. Se andiamo dove sono le tigri, nella giungla, vediamo come la tigre sia sempre irrequieta, si muova su e giù in continuazione. Il suo potere è tanto grande da non darle requie. Ma se andiamo fra gli agnelli, che sono deboli, innocenti, indifesi, vediamo che gli agnelli giocano.

Un agnello non vuol mai averla vinta su un altro agnello. Se lo spaventi, china la testa e va a nascondersi. Se lo nutri si avvicina, mangia, e ti dà fiducia. Quando dorme, dorme tranquillamente. Ma nella giungla, dove sono la tigre e il leone, si sente ruggire tutta la notte. E una tigre non permette ad un’altra tigre di avvicinarsi a lei. Se giunge una seconda tigre, le due combatteranno finché una sia morta, e ne rimanga una sola. Se ti avvicini a loro durante il giorno, noterai come il loro respiro sia affannoso. Quello stesso respiro che rende altri calmi e tranquilli, non le dà pace. Lei non ha pace, non ha calma, non ha riposo. Andate davanti alla gabbia delle tigri, e vedrete.

Se il potere fosse lo scopo della vita, la nazione più felice dovrebbe essere la più potente. Ma è così? C’è chi ritiene sia il piacere, lo scopo della vita: mangiare, bere e divertirsi, ché domani moriremo. Questo è ciò che tutti pensano al termine degli studi: “Divertiamoci e stiamo allegri, ché domani potremmo essere morti”. Ma non riescono mai a soddisfarsi. Se oggi andiamo all’osteria, domani vorremo un ristorante più lussuoso. Se oggi viaggiamo in autobus, domani vorremo un’automobile nostra. Vogliamo, per potercela spassare, tutti i teatri e tutti i ristoranti. E chi ha la salute, o le tasche sempre piene, per tutto questo divertimento? Neanche i ricchi possono, neanche i re. Quanto poco dura un piacere. Una cosa così breve, così imperfetta, non può essere lo scopo di Dio.

Volgiamoci ora alla tradizione, e troveremo nel Corano: “Conosci te stesso e conosci Dio”. Un’altra sura recita: “Conosci Dio nella natura”. Ma nella natura non troviamo nulla di perfetto, nulla che possiamo chiamare Dio, nessun uomo perfetto, nessuna donna perfetta. Chi è molto colto, non è coraggioso. Chi è molto coraggioso, non conosce nulla. Chi ha una grande immaginazione, ignora quanti pence sono contenuti in uno scellino, ed è manchevole sotto questo aspetto. Se lei è bellissima, allora manca di intelligenza e di cultura. Se ha cultura, non ha bellezza. Se ha una personalità forte, non ha intelligenza. Se è molto intelligente allora manca di fascino e non ha personalità.

In quale aspetto della natura possiamo dunque vedere Dio? Puoi vederlo nella tua natura, nell’ego, nel sé. Come possiamo vedere Dio nell’ego? Abbandoniamo la tradizione e guardiamo la cosa dal punto di vista scientifico: vedremo che il sé consiste prima di tutto in carne, sangue, ossa, pelle e nel respiro che tiene insieme il tutto. Il respiro è la vita. Quando il respiro è uscito dal corpo, la vita è andata via. È il respiro che ha dato forma al corpo. E cos’è il respiro? Il respiro è il suono. Quando è pesante, è un suono che le nostre orecchie possono sentire. Quando è leggero, è un suono sottile che le nostre orecchie non possono sentire. Quando una persona dorme profondamente ne sentiamo il russare, il respiro. Se andate vicino a un cavallo o a una mucca, e ascoltate attentamente, dopo poco udrete un suono sottile, il respiro. Ciò dimostra che il respiro è il suono, ed è tramite il suono che tutto divenne. Ecco perché gli indù lo chiamano Wada Brahma, il Dio-suono. Nel Corano è scritto “Kun faya Kun”, “Sii, e divenne”.

Respiro a parte, se guardiamo in noi stessi, vedremo che c’è qualcos’altro. C’è qualcosa che testimonia il respiro. Si tratta della coscienza che, nel suo aspetto individuale, chiamiamo anima. Quindi una persona, tramite il suo intelletto, sa di essere un essere invisibile. Allora dice alla sua anima: “Sei rimasta tanto a lungo delusa da questo corpo. Hai creduto di essere il corpo, ma non lo sei. Tu sei uno spirito”.

Poi però si pensa: “Forse non sono uno spirito. Forse si tratta di immaginazione. Se fossi uno spirito potrei andare in Russia, potrei andare a New York. Ma non posso recarmi in Russia o a New York se non con il vapore e con il treno. E se voglio avere notizie, devo spedire un telegramma”.

Questa è la perfezione di cui parla il Vangelo. “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre Celeste” significa questo: che lo spirito è conscio del corpo, e il corpo è conscio dello spirito. Quando è così, l’uomo è perfetto. L’anima gli dà la vita eterna, il corpo diviene per lui un mezzo di esperienza. Ma gli uomini sono consci solo del corpo, oppure, se consci dello spirito, sono consci solo di quello.

Come divenire consci dello spirito? Zeb-un-Nissa, la nostra grande poetessa Sufi, così si esprime: “Tu sei una goccia nell’oceano. Ma se mantieni il pensiero sull’oceano, anche tu sarai l’oceano”. Se abbiamo coscienza solo del nostro sé saremo come animali, cercando di avere tutto per noi, prendendo tutto per noi. Taluni poi sono consci del loro piccolo gruppo, o della loro famiglia. La loro famiglia, il loro piccolo gruppo, li adorano. Taluni sono consci della loro nazione: la loro nazione li adora. La prosperità della nazione è la loro prosperità, il tracollo della nazione, il loro tracollo. I Maestri invece hanno sempre l’umanità intera davanti agli occhi. È dell’intera umanità che sono coscienti. Essi pensano: “Se io non ho mangiato, ma il mio fratello ha mangiato, va tutto bene. Se io non ho avuto nulla, ma il mio fratello ha avuto, tutto è a posto”. Tramite la coscienza del tutto, l’anima acquista la sua libertà. Non è costretta in alcun luogo, non è costretta da alcuna condizione. Più ci apriamo, più realizziamo lo scopo della vita.

Ho conosciuto personalmente un giudice, a Hyderabad, che sedeva tutto il giorno in tribunale, e durante il pranzo udì un ragazzo cantare in strada. In India ai ragazzi piace molto cantare in strada. Il ragazzo cantava una canzone molto volgare. Il giudice mandò a chiamare il ragazzo e gli fece cantare la canzone. Gliela fece cantare una seconda volta, poi una terza, e poi ancora, tantissime volte. Era una canzone molto comune. Le parole non erano composte da un poeta, né la musica era composta da un musicista. Era un innamorato che cantava alla sua ragazza: “Mi guardi come se volessi mangiarmelo”: un’espressione molto volgare. Il giudice vedeva ogni giorno come nel mondo ciascuno cerchi di divorare l’altro, di prendergli il meglio, e la canzone lo commosse a tal punto che da quel giorno si ritirò a vita privata. Diede via tutto e divenne un derviscio.

Questa fu l’interpretazione del giudice, che il mondo -la ragazza- lo guardava come se volesse mangiarlo. Ciò significa che le attrazioni e le tentazioni del mondo sono tali da consumare la vita di una persona prima che questa possa svegliarsi e realizzare la verità della sua vita. Ma questo non è il vero scopo della vita. Il vero scopo della vita è l’illuminazione. È la sola cosa che abbia valore. Il tempo della vita, tutto lo sforzo dovrebbe essere dedicato a questo. A realizzare, a riconoscere Dio, Colui che è all’interno.

Hali, un poeta indù, così si esprime: “O occhi che desiderate vedere Dio, guardate all’interno, il Dio che voi adorate intorno, è dentro”. Significa che gli occhi dovrebbero essere rivolti all’interno, per vedere Dio dentro noi stessi. Scopo dell’uomo dovrebbe essere riconoscere quel Dio, e, realizzandolo, divenire libero. Per realizzare la sua vita, indipendente ed immortale, libero dalla morte e dal marciume, libero dalle angosce, dalle preoccupazioni e dai dispiaceri del mondo.

Lo scopo della vita (2)

È la vita stessa a dirigere l’uomo verso il suo scopo, ed è colpa dell’uomo se non riesce a realizzare lo scopo della vita. È una confusione che sorge nel vedere la varietà del mondo, quando l’anima si risveglia, dopo la nascita su questa terra. L’uomo si fa perplesso e non riesce a decidere con certezza quali debbano essere la direzione e il sentiero più appropriati per il suo viaggio. Perciò, molto spesso, dalla giovinezza all’età adulta, l’uomo resta in questa perplessità. Egli crede talora che il suo sentiero sia quello spirituale, talora che sia quello commerciale, talora la via politica, talora questo, talora quello. Ma allo stesso tempo non è colpa della vita, né di quello spirito guida che dirige costantemente. In realtà, nella culla e da bambino il sentiero della vita inizia a mostrarsi all’uomo; la via viene mostrata nell’infanzia. La confusione sorge quando l’uomo cresce, dal suo essere attratto da più cose, e dal non sapere cosa è cosa, cosa è giusto, cosa è sbagliato.

Non v’è dubbio che la prima impressione che si riceve del mondo sia un’impressione di falsità. Il bambino apre gli occhi nella sincerità, e la prima impressione è di falsità. Ciò lo confonde, ed egli prende l’abitudine di negare anche ciò che è giusto, e va contro ogni verità religiosa. Non è una sola persona che si rivolta, ma migliaia, milioni di persone. Il bambino nega, perché la prima impressione è di falsità. Cresce nella falsità, senza sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e a volte questa confusione dura fino alla fine della vita.

A questo riguardo, del distinguere quale sia l’oggetto della vita di una persona, Sa’adi offre un verso molto istruttivo: “Ogni anima che viene sulla terra, viene con una luce già accesa in lui, per il suo lavoro sulla terra”, e se non la conosce, la colpa è del mondo che lo circonda, non dello spirito o della natura.

Se indagate tra le maggiori e peggiori tragedie della vita, troverete che nessuna è più grande di questa. Tutta la felicità, tutta la ricchezza, tutto quel che il mondo ha da offrire, tutto equivale a niente. Il potere, i possedimenti, tutto questo ci dà l’illusione che il suo proprietario sia fortunato. Ma nulla di ciò che il mondo ha da offrire è sufficiente. La sola cosa davvero sufficiente è la benedizione del Cielo, quella luce tramite cui l’uomo inizia a vedere il suo sentiero nella vita.

Prima di giudicare l’atteggiamento di un’altra persona dobbiamo fermarci e pensare che diritto abbiamo di giudicare se quella stia andando in una direzione giusta o sbagliata. Possiamo soltanto giudicare noi stessi, se noi stiamo andando in una direzione giusta o sbagliata, quando possiamo vedere la nostra strada davanti a noi. Come ha detto Gesù Cristo “Non giudicare”. Secondo gli indù l’uomo d’abitudine si sente attratto verso quattro oggetti apparenti, e percepisce che una di queste è la sua via: il Dharma, l’Ardh, il Karma, il Moksha.

1) Il Dharma, il dovere. Talvolta una persona dedica l’intera vita e tutto ciò che possiede a qualcuno che ama: un fratello, una sorella, la madre, il padre, il figlio o la figlia, un profeta, un insegnante, una musa, qualcuno verso cui ritiene di avere un dovere. Può essere che la stessa via sia un sentiero giusto, desiderabile, buono e virtuoso per uno, e che per un altro sia una strada sbagliata. Ma chi mai ha il diritto di chiamare sbagliato il sentiero di un altro? Ha un uomo, per quanto evoluto possa essere, il diritto di giudicare la via di un altro? Questo diritto non può averlo, dal momento che a ciascuno compete di risolvere il proprio enigma.

2) L’Ardh, la terra. Tutto ciò che la terra può offrire, ricchezza, possedimenti, posizione o potere, tutto ciò che il mondo può dare; una persona lavora per questo, desidera questo. Egli pensa: “Questa è la via larga, la via pratica; è l’altro a non conoscere la via saggia, la via giusta!” e se riusciamo a vedere il rovescio della medaglia, le maggiori beneficenze vengono da coloro che hanno lavorato in questo modo, e dato. Come si può giudicare e dire che questa non è la via giusta? Forse la via tramite la quale uno è asceso a quella posizione o ricchezza da dove comanda, non può, per la maggior parte dell’umanità, definirsi sbagliata.

3) La via della felicità, del comfort, del piacere. La persona che persegue la felicità, il piacere, il comfort, molto spesso pensa agli altri, o perlomeno ne comprende i desideri. Colui che dorme in una foresta di pietre ignora ciò che il mondo vuole, ma colui che cerca la felicità divide questa felicità con gli altri. Colui che tortura sé stesso non può dividere la felicità con gli altri, dal momento che sta torturando sé stesso. Quando riusciremo a vedere le cose da questo punto di vista, la tolleranza e l’indulgenza sorgeranno in noi nei confronti di tutti.

4) Moksha, la via lungo la quale avanzano tutte le persone religiose e pie. Essi cercano di conseguire una ricompensa, una felicità, in una vita futura. Essi pensano: “Se la vita in questo mondo è scoraggiante, se la nostra devozione, se il nostro servizio qui sono inutili, avremo una ricompensa nell’aldilà”. A qualunque religione, a qualunque fede essi appartengano, fintanto che rimangono sul loro sentiero senz’altro realizzeranno qualcosa, forse più di chi si aspetta una ricompensa per domani mattina. Pensate alla pazienza che hanno ed alle buone azioni che compiono. E mentre una persona che fa del bene e spera in una ricompensa immediata rischia di abbandonare la buona strada, colui che attende una ricompensa nell’al di là, al contrario, rimane sul buon cammino.

Le parole di Cristo, “Non giudicare” vengono in nostro aiuto nel dimostrare la profondità del problema. Maggiore sarà la nostra comprensione e meglio vedremo come i sentieri siano accordati ai temperamenti. Uno va per un sentiero, uno per un altro, ma tutti vanno verso un obiettivo. L’obiettivo non è diverso, è solo il sentiero ad essere diverso. E tutte queste controversie e lotte tra persone di diverse religioni, ciascuna delle quali dice: “Il mio sentiero è giusto”, come può essere giusto, come può essere questa l’idea di Cristo? Appena giudichiamo una persona spezziamo non solo l’insegnamento ma anche la vita di Cristo. Egli non ha solo insegnato, ha anche vissuto ciò che insegnava. A lui venivano portate persone con ogni tipo di difetti, e verso tutte mostrava tolleranza e indulgenza. Cristo disse: “Non chiamatemi buono”.

La più grande responsabilità che abbiamo nella vita è quella di trovare il nostro proprio sentiero, l’oggetto della nostra vita, non di perdere tempo con gli altri. Immaginate che qualcuno abbia un miglior scopo di vita, e che sia nostro amico, non dobbiamo tirarlo indietro. Se una persona ha uno scopo di vita che sembra essere peggiore, lasciamo che ce l’abbia, non dobbiamo tirarlo verso di noi. Non importa se al momento ci sembra un pessimo scopo, chissà che egli non abbia una lezione da imparare anche dal pessimo scopo. Nella vita impariamo molte cose dai nostri sbagli ed errori. Se una persona cade, impara dalla caduta. Se una persona ha creduto erroneamente ad un oggetto, seguendolo sinceramente arriverà infine al traguardo verso cui l’anima guida ogni individuo.

C’è una cosa che deve essere compresa. Di regola l’uomo mostra di avere, nella sua natura, un certo infantilismo. Questo infantilismo è la dipendenza. Ciò che vuole è qualcun altro che gli indichi lo scopo della vita, che gli dica cosa è buono. In primo luogo, nessuno ha il diritto di dirglielo. Anche se, per caso, l’altro è suo padre, sua madre, il suo insegnante, il loro primo dovere consiste nel risvegliare in lui lo spirito atto a realizzare lo scopo della sua vita, non dirgli: “Questo è lo scopo della tua vita”, perché l’anima è libera. Jelal-ud-Din Rumi dice “L’anima è imprigionata nel corpo mortale, ed è suo obiettivo costante di essere libera e di sperimentare quella libertà che è la sua vera natura”. E finché una persona nella posizione di padre, o madre, o insegnante, o guardiano, non ha compreso questo principio, che ogni anima deve essere libera di scegliere, non è davvero in grado di aiutare un altro.

Nella natura umana c’è anche un altro difetto oltre all’infantilismo. Senza dubbio sembra un difetto naturale. L’uomo in genere non sa qual è il suo problema. Chiedete a un medico, e vi dirà che su cento pazienti, a malapena uno è in grado di dirgli cos’ha che non vada. Lasciano al medico il compito di scoprirlo, compito impossibile. Nessuno può conoscere l’altrui voglia, pena, ambizione, desiderio, l’altrui continua nostalgia. Il lavoro di colui che aiuta, consiglia, guida un altro deve consistere nel rendere quella persona capace di conoscersi. Un bravo medico renderà quella persona capace di esprimere, percepire, realizzare cosa veramente non va in lui. Fin quando una persona non ha compreso pienamente il suo problema, non può essere aiutata.

E per finire, cosa ci insegna questo soggetto? Cosa ci suggerisce? Che dobbiamo coltivare in noi stessi quel senso atto a comprendere i nostri bisogni, afflizioni, il nostro lavoro, il nostro scopo. Senza dubbio gli obiettivi, buoni o cattivi che sembrino, sono passeggeri. Il vero obiettivo e scopo di tutte le anime, buone o malvagie che appaiano, sagge o stolte che sembrino, è quella nostalgia interiore e quell’impulso verso l’obiettivo solo ed unico, la realizzazione dell’ideale spirituale. Un poeta indù dice “Non c’è nulla nel mondo che possa soddisfarti perfettamente, sebbene ci siano cose che possono soddisfarti momentaneamente”. Quindi la soddisfazione perfetta rimane comunque dipendente dall’ideale spirituale. E che importa il nome con cui viene chiamata, sia esso Dio o Bhagwan? Egli è lo spirito unico, nel Quale ed in Quale viviamo e ci muoviamo.

E se prendiamo l’ideale spirituale come nostro obiettivo riconosciuto, questo ideale ci aiuterà in tutti i nostri desideri e necessità ed in tutte le afflizioni, ed allo stesso tempo sarà questo ideale a sollevarci dalla densità che talora ci tiene legati. Non importa per quale via l’anima progredisca, sia essa la devozione, la religione, o un’altra via, fintanto che quell’ideale spirituale rimanga davanti a noi, fintanto che abbiamo davanti a noi quel porto verso cui convergono tutte le anime; quella pace; quella gioia costante; quell’Amico mai partito; quel Padre, sempre Padre, qui e là; quella Madre, la Madre di tutta l’umanità; quell’Ideale di perfetta bellezza. E mantenere quell’ideale davanti a noi, così che venga riflesso nel nostro cuore, è davvero il modo migliore per realizzare il vero scopo della vita umana.

(Fonte: www.movimentosufi.com)

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