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Il ricordo di sé – Osho
19th Giu, 2017 da Ananda Saraswati

 
“L’altro consiste nel non pensare nulla riguardo al mondo, ma continuare soltanto a ricordarsi che tu sei. Gurdjieff usava questo secondo metodo, che deriva dalla tradizione sufì, dall’Islam. I sufì ci lavorarono sopra molto profondamente.
Ricorda: “Io sono”, qualsiasi cosa tu stia facendo. Stai bevendo dell’acqua, stai mangiando il tuo cibo, ricorda: “Io sono”. Continua a mangiare e continua a ricordare: “Io sono, io sono”. Non dimenticartene! E’ difficile perché tu pensi di sapere già di essere dunque che bisogno c’è di continuare a ricordarlo? Tu non te lo ricordi mai, ma è una tecnica molto, molto potente. Mentre stai camminando ricordati: “Io sono”. Lascia che ci sia il camminare, continua a camminare, ma sii costantemente centrato in questo ricordare a te stesso: “Io sono, io sono, io sono”. Non dimenticartene. Tu mi stai ascoltando: fallo qui. Mi stai ascoltando: non essere così immenso, coinvolto, identificato. Qualsiasi cosa io stia dicendo, ricordati, continua a ricordarti. C’è l’ascolto, ci sono le parole, qualcuno sta parlando, tu sei: “Io sono, io sono, io sono”. Fa che questo “io sono” sia un fattore costante di consapevolezza. E’ molto difficile. Tu non riesci a ricordartene neppure per un solo minuto. Provaci. Mettiti l’orologio davanti agli occhi, e fissa le lancette che si muovono: un secondo, due secondi, tre secondi, continua a guardarlo. Fa’ due cose, guarda il movimento della lancetta che segna i secondi e ricordati continuamente: “Io sono, io sono”. A ogni secondo continua a ricordarti: “Io sono”. Nel giro di cinque o sei secondi sentirai di averlo dimenticato. All’improvviso ti ricorderai:”Sono passati diversi secondi e non me ne sono ricordato”. Ricordarsene anche per un solo intero minuto è un miracolo, e se ci riesci, la tecnica fa per te. Allora praticala. Per suo tramite sarai in grado di andare al di là dei sogni e di sapere che i sogni sono sogni. Come funziona?
 

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Il pensiero del giorno di Aivanhov
8th Apr, 2017 da Ananda Saraswati

“ Colui che è nato una seconda volta è simile a una
sorgente da cui sgorga acqua pura vicino alla quale
vengono ad insediarsi piante, animali, uomini e
un’intera civiltà. La sua religione è la vera religione
dell’amore divino e della saggezza divina. L’universo
è per lui il vero tempio di Dio di cui il sole è il grande
sacerdote, mentre gli astri sono le luci della notte.
Colui che è nato una seconda volta è riuscito ad
aprire e a liberare dentro di sé tutti i canali sottili, in
modo da assorbire le correnti celesti. Egli
rappresenta il prisma perfetto che distribuisce le
sette forze benefiche in tutto il suo essere e le
proietta per il bene di coloro che lo circondano. Sa
utilizzare il potere del fuoco sull’acqua. Studia la
vera alchimia, la vera astrologia e la vera Cabala che
si trovano innanzitutto all’interno di se stesso. È
attento ad ogni suo gesto, ad ogni movimento del
suo viso e del suo corpo, e sorveglia ogni sua parola
per diventare un vero mago bianco. Infine, colui che
è nato una seconda volta ha compreso la lezione
delle api che ci forniscono un magnifico esempio di
società superiore e che sanno preparare il miele: egli
lavora per far sì che il concetto di fratellanza
universale si diffonda sulla terra, e impara a
preparare il miele spirituale nell’ambito della sua
stessa vita.”

O.M.Aivanhov

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Pensieri di O. Aivanhov
29th Giu, 2016 da Ananda Saraswati

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” Gli esseri umani, presi individualmente e isolatamente, sono deboli e senza forza. La loro forza si basa sull’unità, sull’armonia. Perciò pensate il più spesso possibile alla famiglia universale che dovete formare, malgrado le vostre differenze di carattere, di temperamento, di grado evolutivo, di condizione sociale, di attività… Mettete da parte questi dettagli, non sono importanti e non giocano nessun ruolo nella vita spirituale. Rafforzate nel vostro cuore la convinzione che, malgrado le divergenze, siete tutti membri della fratellanza universale, la cui origine non è sulla terra ma nel mondo divino. Nessuna impresa può dare risultati positivi, se gli esseri umani non hanno coscienza di agire non come individui separati, ma come membri di un unico corpo, la cui testa è in alto.”

“Se lasciate per qualche tempo un po’ di cibo in una stanza, presto arriveranno delle bestiole. Se avete lasciato un po’ di miele o di marmellata verranno le mosche o le vespe, se un po’ di formaggio, verranno i topi. Come fanno a sentire da lontano che c’è qualcosa proprio per loro? Basta però ripulire la stanza, perché gli animaletti spariscano. Questi dettagli della vita quotidiana, che tutti conoscete, vi permettono di capire meglio alcuni fenomeni dalla vita psichica. Se qualcuno si sofferma su certi pensieri, su certi desideri o sentimenti, che non sono né luminosi né puri, vedrà immediatamente
giungere le entità che amano le impurità, e che si stabiliranno presso di lui per nutrirsene. Se però si purifica e diventa ragionevole, quelle entità lo abbandoneranno per fare posto agli spiriti luminosi.
Pochissime persone sanno leggere il libro della natura che sta sempre davanti ai loro occhi. Direte che sono solo dei piccoli particolari, è vero, ma le loro applicazioni alla vita psichica sono immense.”
“Perché è importante avere un alto ideale di bellezza, di luce, di purezza, di potenza, d’amore?
Perché questo ideale produce un fenomeno magico:fra noi e il cielo si forma una rete di energie. L’idealemette in azione delle forze nascoste dentro di noi, le sveglia e le attira a sé. Si verifica una specie di polarità fra noi ed il nostro ideale che, non soltanto serve come termine di paragone, di misura, di modello, di campione, ma agisce anche come fattore
magico, mettendo in azione forze della nostra coscienza e del nostro super conscio. L’ideale agisce sul mentale, perché quest’ultimo impari a discernere e a riconoscere ciò che è perfetto; desta e risveglia il calore e l’amore nel cuore, stimola e dinamizza la volontà. Il nostro alto ideale mette, dunque, tutto il nostro essere in consonanza con Dio stesso.”
O. Aivanhov

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Aforismi – Sufi e Arabi
16th Apr, 2016 da Ananda Saraswati

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Tutti i maestri dicono che il tesoro spirituale
è una scoperta solitària.
Perché allora stiamo insieme?
Domandò uno dei discepoli al maestro sufi Nasrudin.
Voi state insieme perché un bosco
è sempre più forte di un albero solitario.
Rispose Nasrudin.
Il bosco mantiene l’umidità dell’aria,
resiste meglio alla tempesta,
aiuta il suolo a essere fertile,
ma ciò che rende forte un albero è la sua radice.
E la radice di una pianta non può aiutare
nessun’altra pianta a crescere.
Stare insieme nello stesso proposito,
e lasciare che ciascuno cresca alla propria maniera:
è questo il cammino di coloro che desiderano comunicare con Dio.
– Saggezza, Sufi

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Il ricordo di sé ed esercizi
5th Apr, 2016 da Ananda Saraswati

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“Esistono menti che si interrogano, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”

G. I. Gurdjeff

PARTE I

Il primo passo verso l’acquisizione della liberazione e dell’immortalità consiste in un accurato lavoro di « risveglio »; l’individuo deve cioè rendersi pienamente conto che allo stato attuale sta dormendo.
Quando ci destiamo al mattino in realtà non ci svegliamo, ma passiamo da uno stato di sogno a un altro: è il sonno verticale; un sonno, cioè, che permette la posizione verticale, il movimento, il parlare, lo studiare… purtuttavia è ancora ben lungi dall’essere un reale stato di veglia. Si tratta di una condizione di perpetuo rintronamento nella quale non si pensa, ma si è pensati, non si provano emozioni, ma si è da esse trascinati, non si gestisce il proprio corpo, ma si subisce la sua fisiologia.
Se vogliamo lavorare per evadere dalla prigione è imperativo innanzitutto che sappiamo di essere all’interno di una prigione. Il più grande ostacolo al risveglio è che l’uomo pensa di essere già cosciente e pienamente libero! Per avere la certezza di essere in uno stato di prigionia è necessario vederlo con i propri occhi e, magari, rimanerne scioccati. L’ideale sarebbe riuscire a SENTIRE EMOTIVAMENTE l’addormentamento. Questo fornisce l’energia occorrente per iniziare a lavorare su di sé.

I SEGUENTI ESERCIZI, si basano sul « ricordo di sé ». Lo sforzo di ricordarci di noi stessi nell’arco della giornata ci permette di vedere come siamo fatti e in quale stato viviamo tutti i giorni; serve a farci comprendere che durante il giorno “dormiamo” e di conseguenza non siamo mai coscienti di noi. Viviamo dentro un’allucinazione; non vediamo la realtà e non possediamo alcun potere occulto in grado di modificarla semplicemente perché dormiamo. Il “ricordo di noi stessi” ci permette di evitare di lasciar scorrere nell’inconsapevolezza la nostra esistenza quotidiana, portando alla luce anche le zone più nascoste di noi.

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Dagli scritti di Yogananda
5th Apr, 2016 da Ananda Saraswati

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Dedica

(Tratta da: ‘Sussurri dall’Eternità’ di Paramahansa Yogananda)

Dedicato a

Cristiani, musulmani, buddhisti, ebrei,
induisti e ai seguaci di tutte le altre religioni,
in cui il Cuore Cosmico
batte sempre con lo stesso palpito,
alle lampade multicolori dei diversi
veri insegnamenti, in cui risplende la stessa pura fiamma di Dio, a
tutte le chiese, le moschee, i vishara, i tabernacoli,
le pagode e i templi del mondo,
in cui l’unico Padre dimora imparzialmente
nella pienezza della Sua gloria.

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Pensieri di J.Krishnamurti
30th Mar, 2016 da Ananda Saraswati

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Responsabilità e serietà

Vedendo tutto ciò, la confusione, la grande infelicità, il senso di enorme malessere, ogni serio indagatore direbbe che è possibile trasformare questa società solo se l’individuo trasforma realmente se stesso, ovvero se si rigenera dalle fondamenta. La responsabilità di questa trasformazione ricade sull’individuo, non sulle masse o sui preti, sui templi o le chiese, ma su ogni essere umano consapevole di questa spaventosa confusione politica, religiosa ed economica.
(Un modo diverso di Vivere)

Quando i vostri interessi provati sono presenti, non ci può essere amore, ma solo il processo di sfruttamento che nasce dalla paura.
(La ricerca della felicità)

La crescita è il fiorire della bontà
(Un modo diverso di vivere)

Il compito dell’educazione consiste proprio nel risvegliare l’individuo
(La ricerca della felicità)

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Aforismi Vedici
15th Mar, 2016 da Ananda Saraswati

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Pag.64 – [106]

Considerando ciascuna di queste teorie, la conclusione più corretta è che Brahman è la Causa Prima. Naturalmente, la più alta verità a noi accessibile non è il Brahman senza attributi, senza qualità, inafferrabile, inesplicabile, bensì il Saguna Brahman, cioè il Brahman conoscibile attraverso appunto quelle qualità che si è imposto. L’Universo, composto di coscienza e non-coscienza, è il corpo che ha assunto.

Pag.65 – [107]

L’individuo dev’essere dotato di coscienza (chaitanya), di modo che possa scegliere se compiere od omettere, se agire o desistere da azioni che egli sente di dover compiere. Il decidere ciò che deve essere fatto ora o procrastinato, quanto sarà il raccolto del prossimo anno,… tutti questi pensieri, piani e progetti sorgono solo là dove vi è un campo di coscienza e non in un pezzo di legno o in una pietra, in una montagna o in una valle, che sono privi di coscienza. La volontà è segno di coscienza; laddove tale coscienza non esiste, non esiste nemmeno la volontà.

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Paramahansa Yogananda
4th Feb, 2016 da Ananda Saraswati

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BIOGRAFIA

Mukunda Lal Ghosh, meglio noto come Paramhansa Yogananda, nasce a Gorakhpur, in India, il 5 gennaio del 1893. Grande Maestro dell’India, guru, filosofo, mistico, è passato alla storia per aver diffuso i propri insegnamenti negli Stati Uniti d’America e, soprattutto, per aver unito la spiritualità occidentale e quella orientale attraverso la disciplina comunemente nota come yoga.

La famiglia a cui appartiene il piccolo Mukunda è di origine bengalese, ed è molto devota, oltre che agiata da un punto di vista economico. Il carisma del futuro predicatore e maestro indiano è evidente sin dai suoi primi anni di vita: la profondità della sua coscienza e una spiritualità non comune ai suoi coetanei, sono i due tratti che lo distinguono in modo particolare. Stando ai racconti, i suoi genitori, discepoli del maestro Lahiri Mahasaya, avrebbero ricevuto proprio dal guru una benedizione, il quale avrebbe detto loro che il piccolo Mukunda, all’epoca ancora in fasce, sarebbe diventato un gran maestro del Kriya Yoga, la sua disciplina spirituale.

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Nirvana
18th Gen, 2016 da Ananda Saraswati

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“Il raggiungimento del Nirvana mi proiettò all’ improvviso in una condizione al di sopra, senza pensiero e non contaminata da alcun movimento mentale o vitale; non c’era ego, né mondo reale; solo quando “si” guardava attraverso i sensi immobili, qualcosa percepiva o portava sul suo assoluto silenzio un mondo di forme vuote, di ombre materializzate prive di vera sostanza. Non c’era l’Uno e neppure il Molteplice, ma solo e assolutamente Quello, senza forma, senza relazioni, puro, indescrivibile, impensabile, assoluto, tuttavia supremamente reale e unicamente reale. Non si trattava di una realizzazione
mentale né di qualcosa intravisto lassù da qualche parte, non era un’astrazione, era positivo, l’unica realtà positiva (sebbene non fosse un mondo fisico spaziale) che pervadeva, occupava o piuttosto inondava e sommergeva questa sembianza
di mondo fisico, senza lasciar posto o spazio a qualunque realtà che non fosse se stessa, senza permettere in alcun modo ad altro di sembrare reale, positivo o sostanziale.

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Yogasutra – Libro dell’illuminazione (Samadhi pada)
12th Gen, 2016 da Ananda Saraswati

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Yogasutra – Libro dell’illuminazione (Samadhi pada): Sutra 12 – 23

12
अभ्यासवैराग्याभ्यां तन्निरोधः ॥१२॥

abhyāsa-vairāgya-ābhyāṁ tan-nirodhaḥ

[Le funzioni mentali] si inibiscono con l’esercizio (abhyāsa) e con l’impassibilità (vairāgya).

13
तत्र स्थितौ यत्नोऽभ्यासः ॥१३॥

tatra sthitau yatno-‘bhyāsaḥ

Tra questi l’esercizio è lo sforzo di conseguire la stabilità.

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La potenza del pensiero parte II
13th Dic, 2015 da Ananda Saraswati

 

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13.Pensiero primario e scienza moderna
Il pensiero è la forza più efficace che conosciamo ed è la più potente arma a disposizione dello Yogi. I pensieri costruttivi trasformano, rinnovano e costruiscono. Le possibilità incalcolabili di applicazione e di uso di questa forza a nostra disposizione vennero sfruttate fino al massimo grado dagli antichi. Poiché il pensiero è la forza primaria che agisce all’origine ed alla fine di tutta la creazione, la genesi dall’intero fenomeno della creazione è determinata e rappresentata dal pensiero che scaturì dalla mente cosmica. Il mondo è l’idea primaria che si è fatta manifesta. Questo primo pensiero si manifestò come una vibrazione, sorgente dalla quiete eterna dell’essenza dell’assoluto. Quello che nella terminologia classica viene chiamato iccha, desiderio dell’Hiranyagarbha, l’Anima Cosmica, ha origine allo stesso modo di una Spandan o vibrazione. Tale oscillazione non si può neppure lontanamente paragonare ad una oscillazione di particelle fisiche perché è qualcosa
d’infinitamente sottile, così sottile che una mente normale non può neppure concepirla. Tuttavia questo fatto ha posto in evidenza che tutte le forze sono nella loro essenza riducibili a stati di pura vibrazione. La scienza moderna è già arrivata a questa conclusione dopo lunghe e faticose ricerche nel mondo fisico esterno.

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La potenza del pensiero (I parte)
24th Nov, 2015 da Ananda Saraswati

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1.Il pensiero è più veloce della luce
Mentre la luce viaggia a velocità di trecentomila chilometri al secondo, il pensiero, praticamente, raggiunge istantaneamente infinite lontananze. Il pensiero è impercettibile, impalpabile, invisibile; è più sottile dell’etere, il mezzo dell’elettricità. Difatti, pur stando tranquillamente nella vostra casa, per mezzo di un sintonizzatore, potete ascoltare un cantante che canta in una lontana stazione radio. Tutti i messaggi lanciati nello spazio viaggiano tramite le onde e vengono ricevuti mediante un apparecchio radio. Anche la vostra mente è simile ad un apparecchio radio, ma più perfetta. Un santo che ha conquistato la pace, l’equilibrio e l’armonia, continuamente invia nell’universo pensieri e onde spirituali di armonia e di pace che, propagandosi in ogni direzione, raggiungono tutti i luoghi e penetrano nella mente delle persone, nelle quali provocano altri pensieri di armonia e di pace. Quando un uomo ha la mente colma di gelosia, di sentimenti di vendetta e di odio, invia sempre pensieri discordanti, che raggiungono la mente di migliaia di persone e provocano in queste altrettanti pensieri di odio, di gelosia e di discordia.

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Testi del Maestro AÏVANHOV
21st Set, 2015 da Ananda Saraswati

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Le creature angeliche apprezzano l’Armonia e sono attratte dalla musica e dal canto. È una credenza che ha la sua origine in tempi molto lontani. Per quanto si torni indietro nellastoria degli uomini, la musica e il canto hanno sempre accompagnato le cerimonie sacre. Le Entità celesti amano la musica, Esse stesse sono musica. Per questo tanti pittori hanno rappresentato il Paradiso popolato di Angeli che cantano e suonano strumenti d’ogni genere.
Che provengano dagli strumenti o dalle voci, i suoni hanno un potere immenso, non solo perché possono essere graditi all’orecchio, ma anche per la potenza delle vibrazioni che producono. Dobbiamo quindi prendere coscienza dei poteri della musica e cercare il modo di utilizzare le sue vibrazioni che, amplificate dalle sensazioni di chi la suona o l’ascolta,
creano un’atmosfera favorevole alla visita delle Entità luminose.”
Pensiero del giorno domenica 20 marzo 2011.
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Dai tempi più remoti gli Iniziati conoscevano la potenza della parola, ecco perché la benedizione ha ancora oggi una così grande importanza nei riti religiosi. La parola “benedire” significa “dire cose buone”, nel senso di “pronunciare parole che portano bene”. La vera benedizione quindi è un gesto di magia bianca. Certo, pe rompiere quell’atto di magia bianca l’uomo deve essere disinteressato, puro, e in grado di dominare se stesso. Quanto a colui che riceve tale benedizione è necessario che sia almeno ricettivo, desideroso di evolvere e di lavorare per il bene. Se queste premesse non esistono, la benedizione rimane senza effetto. Comunque è sempre bene salvaguardare il rito della benedizione con la speranza che un giorno, prendendo l’umanità coscienza del suo significato, divenga portatore di una parola e di un gesto efficace. Anche voi dovete
prendere l’abitudine di dire parole benefiche.
Quando toccate la testolina del vostro bambino, le sue manine, i suoi piedini, quando stringete fra le vostre braccia l’essere cheamate, perché non benedirlo affinché gli Angeli vengano a fare di lui un esseremeraviglioso?
Si deve benedire tutto, tutto ciò che toccate, gli oggetti, il nutrimento, le creature! Si deve parlare con amore, con dolcezza, non solo agli esseri umani, ma anche ai fiori, agli uccelli, agli alberi, agli animali, poiché questa è una abitudine divina. Colui che sa pronunciare parole ispiratrici, che vivificano, possiede una bacchetta magica nella sua bocca. Egli non parla mai invano, perché nella Natura c’è sempre uno dei quattro elementi- la Terra, l’Acqua, l’Aria, il Fuoco pronto e attento, in attesa del momento giusto per partecipare alla realizzazione di tutto ciò che voi esprimete. Può darsi anche che la
realizzazione avvenga in un luogo molto lontano da colui che ne ha creato le cause e che quindi non la possa
vedere, ma sappiate che qualcosa accade. Come il vento porta lontano il polline e i semi, così le vostre buone parole andranno a produrre dei risultati meravigliosi lontano dai vostri occhi.
Ma per parlare alle pietre, alle piante e gli animali, si deve sapere dove si trova la loro entità. Non si trova comunque nel piano fisico come per l’uomo. Se l’uomo possiede la coscienza è perché la sua Entità è discesa nel piano fisico. L’Entità dell’animale si trova nel piano astrale, quella delle piante nel piano mentale, ecco perché questi sono estremamente limitati nelle loro manifestazioni. Quanto all’Entità delle pietre, costei si trova molto lontano, nel piano causale ed è questa la ragione per cui le pietre sembrano prive di vita ma, anche se la loro vitalità è molto ridotta, in realtà sono vive. Prendete un sasso nelle vostre mani e ditegli delle parole dolci: queste parole verranno registrate. Parlate così anche ai semi, ai fiori, agli alberi prima di metterli nella terra, cresceranno meglio. Come vedete c’è sempre qualcosa di utile da fare nella vita, la Natura è talmente immensa, talmente ricca. Ma ci sono naturalmente alcune regole da rispettare affinché la vostra

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IL CAMMINO DI SHIVA (SHIVAMARGA)
1st Feb, 2015 da Nirvaira Shanti

Nataraja (Dancing form of Lord Shiva)

QUATTRO FINI E UN CAMMINO ACCESSIBILE

Quattro, si dice in India, sono i fini principali dell’esistenza umana: kama, il piacere; artha, l’utile; dharma, la rettitudine; moksha, la liberazione. Tutti gli uomini propenderebbero per uno di questi: i più passivi (shudra, pashu) per il solo piacere; quelli con un po’ più d’iniziativa (vaishya) per l’utile; i nobili (kshatriya) per la rettitudine; i saggi (brahmana) per la liberazione.

Siamo, si dice poi, nel kaliyuga: età oscura, età del ferro, in cui predominano i temperamenti peggiori, la vita umana è più breve, le tentazioni più forti.

È dunque possibile, nonostante ciò, raggiungere la liberazione?

Non rinunciamo subito, ragioniamone un attimo.

Non possiamo confidare eccessivamente nella tradizione: quel che ne comprendiamo non ci è finora servito a molto, e di quel che non abbiamo compreso ignoriamo la natura.

Non possiamo contare neppure sui maestri: c’è in giro troppo oro falso, e non siamo orefici esperti per saggiare l’autenticità di quello che ci passa per le mani.

E infine non possiamo chiedere troppo a noi stessi; non sappiamo quale sia la nostra forza, quali i nostri limiti, quanta tensione possiamo sopportare.

Dobbiamo dunque attenerci a ciò che di volta in volta possiamo constatare direttamente, cercando di essere sinceri con noi stessi ma senza strafare (strafare è infatti un ottimo sistema per non fare).

Non dobbiamo quindi pretendere, perché altri ce lo tramandano o ingiungono, di abbandonare il piacere (kama) e l’utile (artha), bensì dobbiamo, pur godendone, mantenerci nei limiti della rettitudine (dharma), rafforzando contemporaneamente il nostro intento di liberazione (moksha).

Tale posizione ci è accessibile e ci permetterà un certo equilibrio, evitandoci di sopravvalutare o sottovalutare le nostre capacità.

Detto così, sembra semplice; ma quando ci guardiamo intorno (e magari dentro) cosa vediamo? Incapacità di godere, inettitudine a trarre vantaggio, incoscienza etica, fantasticherie di liberazione senza reali possibilità di giungervi.

Perché?

 

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Aforismi sullo yoga
3rd Ott, 2014 da Ananda Saraswati

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“Lo yoga, o Arjuna, non è per chi mangia troppo, né per chi non mangia affatto, né per chi ha l’abitudine di dormire troppo o per chi rimane sempre sveglio. Chi regola convenientemente i propri pasti e i propri riposi, gli sforzi nell’azione e la parte da assegnare al sonno e alla veglia, a lui appartiene lo yoga distruttore della sofferenza”.

CANTO VI, Bhagavad Gita

 

Sul risveglio
17th Mar, 2014 da Ananda Saraswati

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“L’oscurità accumulata durante le ere cosmiche è cancellata da una lampada.
Similmente, l’unica chiara luce della propria coscienza dissipa gli oscuri ostacoli dell’ignoranza accumulati durante le ere cosmiche.
….
“Quando si osserva il centro dello spazio si cessa di vedere (tutto il resto).
Similmente , se si osserva la coscienza con la coscienza, le forme di pensiero si dissolvono e si consegue il sommo risveglio.”
(Tilopa)

Ashtavakra Samhita
13th Mar, 2014 da Ananda Saraswati

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L’Ashtavakra Samhita, o Ashtavakra Gita, è un testo classico dell’Advaita Vedanta, che espone l’immediata esperienza della consapevolezza spirituale.   La formula del testo è quella del dialogo d’istruzione, tra il giovane saggio Ashtavakra e il suo discepolo Janaka. Ashtavakra parla con grande semplicità, senza usare concetti astratti, direttamente di Sé, e la sua immediatezza risulta sconvolgente a tratti, irriverente, senza appigli. Non è ragione distruttiva, la sua, ma la limpida consapevolezza di un’esperienza vissuta, che ha sciolto ogni legame e ogni attaccamento con le cose del mondo, del merito, della conquista, del futuro. E’ perciò una ascesi, la più alta ascesi concepibile, quella della mente e del cuore, che sceglie e realizza la povertà radicale e quindi la Conoscenza perfetta della realtà. L’amore di Conoscenza guida sempre i passi del ricercatore, è più forte e reale dei sentimenti di piacere e di dolore, di qualunque ipotesi di vita beata, di qualunque altro ottenimento. Leggi il resto… »

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