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La silenziosa rivoluzione di Bodhidharma
5th Mar, 2019 da Ananda Saraswati

La teoria ‘delle due realtà’ e dell’interdipendenza causale

Il primo importante insegnamento del Buddha è che, nonostante i sensi ci suggeriscano il contrario, la realtà è solo vacuità (sunyata): non sostenuta da alcun nucleo essenziale, in essa non è rintracciabile alcunché di eterno, immutabile e autonomo. Anche all’anima (o all’idea del Sé) viene negato il caratteredi entità indipendente ed eterna. Il reale quindi non è altro che un divenire relazionale, un complesso di combinazioni mutevoli: in flusso costante, esso è il risultato sempre temporaneo di una rete di interdipendenze causali.

Il karma e la dottrina dell’‘insorgenza per nesso causale’

La negazione di una realtà eterna e immutabile all’anima (o al Sé) come nucleo essenziale dell’individuo psicofisico (namarupa) non impedì al Buddha di sostenere l’idea di una remunerazione karmica.La teoria del karma non va intesa come una sorta di legge morale basata su uno schema di premi e punizioni, quanto come la risultanza logica della convinzione che ogni azione genera delle conseguenze (concezione che prende il nome di pratityasamutpada, ‘produzione condizionata’), da cui deriva la negazione di una differenza sostanziale tra agente e azione.Il Sé (anch’esso aggregato in divenire relazionale) sopravvive alla trasformazione degli elementi ‘visibili’dell’individuo psicofisico (ossia alla morte del corpo) a causa degli impulsi di volontà espressi durante la vita precedente. Quando è la sete di esistenza a muovere le azioni dell’individuo, queste ultime si trasformano da conseguenze in cause, provocando lo spargimento dei semi karmici da cui germoglieranno (necessariamente) le vite e le ‘sofferenze’ future.

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