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L’unica fonte di sapere che possediamo.
16th Set, 2013 da Nirvaira

Swami Vivekananda

< Ecco che cosa vi diranno i saggi di tutti i paesi, di tutti tempi, uomini puri e disinteressati, con l’unico scopo di fare del bene. Tutti dichiarano di aver trovato qualche verità più alta di ciò che i sensi possono rivelarci e ci chiedono di verificarla. “Provate il mio metodo, dicono, e applicatelo coscienziosamente, e se, allora, non scoprirete la verità superiore che vi annuncio, siete liberi di dire che non esiste; prima di aver provato su voi stessi, non avrete le basi per negare la verità delle mie asserzioni”. Lavoriamo con tutta la nostra anima secondo i metodi prescritti e la luce si farà.
Per acquisire una scienza ci servono delle generalizzazioni che sono basate sull’osservazione. La nostra attenzione si focalizza inizialmente su dei fatti; in seguito li generalizziamo, poi tiriamo le nostre conclusioni, i nostri principi. E’ impossibile arrivare a conoscere l’anima, che è la natura nascosta dell’uomo, o il processo del pensiero, senza aver avuto prima la forza di osservare ciò che accade in noi.
Gli accadimenti della vita esteriore sono facili da osservare, sono stati inventati mille strumenti per questo; ma nessuno che ci aiuti a studiare il mondo interiore. Pertanto sappiamo di dover osservare, se bramiamo una scienza autentica. Senza analisi appropriate, tutta la scienza sarà senza risultati, essa resterà pura teoria; ecco perché da sempre gli psicologi non smettono di disputare tra loro, con l’eccezione del piccolo numero di coloro che hanno saputo osservare. La scienza del Raja Yoga vuole fornire agli uomini il mezzo per studiare ciò che accade dentro di loro. Essa indica uno strumento che è l’intelligenza stessa. La forza dell’attenzione, convenientemente guidata e diretta verso la vita interiore, ci permetterà di analizzare la nostra anima e chiarirà bene i fatti. Le forze dello spirito somigliano a dei raggi sparsi; se le si concentra, esse illuminano tutto. E’ lì l’unica fonte di sapere che possediamo.
[…]
Ci insegnano, dall’infanzia, a non prestare attenzione che alle cose esteriori, mai alle cose interiori, e quasi tutti abbiamo perduto la facoltà di osservare questo meccanismo interiore. >

(Swami Vivekananda)

Chi sono Io? (II parte)
3rd Gen, 2013 da Ananda Saraswati

meditazione vasto(segue dalla prima parte)

16. Qual è la natura del Sé?
Ciò che in verità esiste è solo il Sé. Il mondo, l’anima individuale, e Dio sono apparenze in esso, come l’argento nella madre perla; questi tre appaiono e scompaiono nel medesimo istante.
Il Sé esiste dove non c’è assolutamente un “Io” – pensiero. Ciò viene chiamato “Silenzio”. Il Sé stesso è il mondo; il Sé stesso è l’”Io”; il Sé stesso è Dio; tutto è Siva, il Sé.

17. Non è tutto il lavoro di Dio?
Senza desiderio, determinazione o sforzo, il sole sorge, e nella sua mera presenza, la pietra solare emette fuoco, il loro fiorisce, l’acqua evapora, la gente compie le diverse azioni e poi riposa. Così come alla presenza del magnete l’ago si muove, è grazie alla virtù della presenza di Dio che le anime governate dalle tre funzioni (cosmiche) o dalla quintuplice attività divina compiono le loro azioni e poi riposano, in accordo con i loro rispettivi karma. Dio non ha volontà; nessun karma si attacca a Lui. E’ come per le azioni mondane che non influiscono sul sole, o come i meriti e i demeriti degli altri quattro elementi che non influiscono sullo spazio che pervade tutto.

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Chi Sono Io? (I parte)
3rd Gen, 2013 da Ananda Saraswati

“L’investigazione del Sé conduce direttamente alla realizzazione del Sé rimuovendo gli ostacoli che vi fanno pensare che il Sé non sia ancora realizzato”

(Sri Ramana Maharshi)

Sri Ramana MaharishiChi sono io (Nar Yar)
Tutti gli esseri viventi desiderano essere sempre felici, senza alcuna miseria. In tutti c’è un amore supremo per se stessi. E solamente la felicità è la causa dell’amore. Allo scopo quindi di raggiungere quella felicità che è la propria natura e che viene sperimentata nello stato di sonno profondo, dove non c’è mente, si dovrebbe conoscere se stessi. Per raggiungere ciò, il Percorso della Conoscenza, l’investigazione nella forma del “Chi sono Io?”, è il mezzo principale.

1. Chi sono Io?
Il corpo grossolano che è composto da sette umori (dhatus), io non sono; i cinque organi di senso cognitivi, ossia, il senso dell’ascolto, del tatto, della vista, del gusto e dell’odorato, che sono collegati con i rispettivi oggetti, ossia, suono, tocco, colore, gusto e odore, io non sono; i cinque organi di senso cognitivi, ossia, gli organi di parola, movimento, afferrare, espellere e procreare, che hanno le loro rispettive funzioni del parlare, muoversi, afferrare, espellere e gioire, io non sono; le cinque arie vitali, il prana, ecc. che compiono rispettivamente le cinque funzioni di inspiro ecc., io non sono; Anche la mente che pensa, io non sono; anche la nescienza che è dotata solamente delle impressioni residue degli oggetto, e nella quale non ci sono oggetti ne funzionamenti, io non sono.

2. Se non sono nulla di tutto questo, allora chi sono Io?
Dopo aver negato tutti i summenzionati come “non questo”, “non questo”, rimane solamente quella Consapevolezza – che io sono.

3. Qual è la natura della Consapevolezza?
La natura della Consapevolezza è esistenza-coscienza-beatitudine

4. Quando si conquisterà la realizzazione del Sé?
Quando il mondo che è ciò-che-viene-visto sarà rimosso, allora ci sarà la realizzazione del Sé che è colui che vede.

5. Non ci sarà realizzazione del Sé mentre il mondo esiste (viene visto come reale)?
Non ci sarà.

6. Perché?
Colui che vede e l’oggetto visto sono come la corda e il serpente. Così come la conoscenza della corda che è il substrato non emergerà finché non se ne andrà la falsa conoscenza del serpente illusorio, così la realizzazione del Sé che è il substrato non verrà raggiunta finché non viene rimossa l’idea che il mondo è reale. Leggi il resto… »

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