LA FEDE, LA SPERANZA E L’AMORE

Faith Over Fear – mylemonstrokes

Ai giorni nostri quando si chiede a qualcuno se ha fede, è come chiedergli se crede in Dio. Infatti, la

parola fede appartiene quasi esclusivamente al campo della religione. Fede e religione sono così

intimamente legate che si ha la tendenza ad assimilarle, tralasciando le altre due virtù, la speranza e

l’amore, che rappresentano con la fede, le tre virtù chiamate “teologiche”, vale a dire che hanno Dio

come soggetto. Quindi, per comprendere meglio cos’è la fede, bisogna iniziare a porla fra le altre

due virtù: la speranza e l’amore.

È S. Paolo che nella prima lettera ai Corinzi 13, 13, scrive: “Queste dunque le tre cose che

rimangono: la fede, la speranza e la carità…”. Non siate sorpresi se sostituisco la parola “carità” con

“amore”, perché la parola “carità” ha perso il significato di amore spirituale che le si dava all’origine

del cristianesimo per distinguerla da quell’impulso disordinato, passionale che gli uomini chiamano

genericamente “amore”. Oggi

questa parola è impiegata solo per definire il sentimento che spinge qualcuno ad aiutare i più

disagiati, e perciò impiego la parola amore.

La fede, la speranza e l’amore… Se chiedete alle persone ciò che per loro rappresentano queste tre

parole, la maggior parte non vi saprà rispondere. Può darsi che qualcuno si ricordi che nella sua

infanzia sentì parlare in chiesa di queste tre virtù, ma tutto ciò è ormai molto lontano e

insignificante.

In realtà, qualunque sia il loro grado di evoluzione o di educazione, gli esseri umani credono,

sperano e amano. Ma se il loro credo, le loro speranze e il loro amore apportano loro così tante

delusioni, è perché non sanno in chi e in cosa riporli, e senza dubbio ignorano anche cosa significhi

credere in Dio, sperare in Lui e amarLo. Un esempio di queste tre virtù: la fede, la speranza e

l’amore, ci è dato da Gesù nell’episodio dei Vangeli, dove venne tentato dal diavolo. Più volte vi ho

spiegato il senso profondo di queste tre tentazioni, ma ci sono ancora molte cose da chiarire.

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo avere

digiunato per quaranta giorni e per quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli

disse: “Se sei Figlio di Dio ordina a queste pietre di diventare pane”. Ma Gesù rispose: “Sta scritto:

L’uomo non vivrà di solo pane, ma di tutte le parole che escono dalla bocca di Dio”. Il diavolo lo

condusse nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei Figlio di Dio,

gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con

le loro mani, perché il tuo piede non urti pietra”. Gesù rispose: “Sta anche scritto: Non tentare il

Signore tuo Dio”. Di nuovo il diavolo lo condusse su un monte altissimo, gli mostrò tutti i regni del

mondo con la loro gloria, e gli disse: “Ti darò tutte queste cose, se prostrandoti mi adorerai”. Gesù

rispose: “Vattene Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto”. Allora il

diavolo lo lasciò, ed ecco che gli angeli si accostarono a Gesù per servirlo. (Mt. 4, 1-11)

Studiando attentamente le tre tentazioni che il diavolo fece a Gesù, si scopre che esse concernono i

tre piani, quello fisico, quello astrale (i sentimenti, i desideri) e quello mentale (i pensieri).

Gesù ebbe fame e il diavolo gli suggerì di trasformare le pietre del deserto in pane. Il pane è il

simbolo del nutrimento e, con una visione più ampia, rappresenta tutto ciò che può assicurarci

l’esistenza sul piano fisico.

Poi è detto che il diavolo trasportò Gesù nella città Santa, Gerusalemme, ponendolo sul pinnacolo

del tempio per suggerirgli di buttarsi giù. Per essere più persuasivo, per mostrargli che non aveva

niente da temere, che Dio lo avrebbe protetto, il diavolo arrivò persino a citare il Salmo 91: “Egli

darà ordini ai suoi angeli per te ed essi ti porteranno sulle loro mani affinché il tuo piede non urti

pietra.” Il tempio è un simbolo della religione, dunque del cuore. Poiché Gesù ama il Padre e il

Padre lo ama, il diavolo tenta di persuaderLo dicendo che il figlio di Dio può sempre contare su una

protezione celeste, qualsiasi cosa faccia.

Infine il diavolo portò Gesù sulla cima di una montagna promettendoGli tutti i regni della terra se

avesse accettato di prostrarsi davanti a lui. La cima rappresenta la testa, il piano mentale, l’intelletto.

Quindi, l’intelletto è la facoltà che spinge l’essere umano a credersi padrone del mondo intero, ancor

più del Signore. È l’orgoglio insensato che ha fatto ergere una parte degli angeli contro Dio, ed è

questo che il diavolo cercò di risvegliare in Gesù.

Gesù resistette ad ogni tentazione del diavolo perché aveva imparato a dominare il suo corpo fisico

(al nutrimento materiale, egli oppose il nutrimento spirituale), il suo corpo astrale (non volle mettere

invano alla prova l’amore di Dio) e il suo corpo mentale (rifiutò di mettersi alla pari con il Signore,

volendo restare suo servitore).

È molto importante il senso delle tre tentazioni, alle quali Gesù venne sottoposto, perché anche noi

le dobbiamo affrontare ogni giorno nella vita quotidiana, e se vogliamo progredire interiormente,

dobbiamo cominciare ad avere una visione chiara su di esse.

La prova. Avete notato in quale posto nei Vangeli si trova questo episodio? All’inizio! Gesù era

appena stato battezzato da Giovanni Battista nel Giordano, e non aveva ancora scelto i primi

discepoli né iniziato a trasmettere il suo Insegnamento. Colui che vuole mettersi al servizio del

Signore deve innanzitutto regolare la questione di queste tre tentazioni.

Direte che se il Creatore ci ha dato un corpo fisico, un cuore e un intelletto, bisogna pure dare loro il

nutrimento di cui abbisognano. Certamente è indispensabile, ma c’è nutrimento e nutrimento, e ci

sono diversi modi di cercarlo. Per essere guidati nella scelta e nella ricerca di questo nutrimento,

abbiamo bisogno della speranza, della fede e dell’amore perché la speranza è legata al corpo fisico,

la fede al corpo astrale e l’amore all’intelletto o corpo mentale.

Il pane è dunque il simbolo di tutto ciò che permette di assicurare l’esistenza nel piano fisico. Che fa

colui che non pone la sua speranza nel Signore? Teme per la propria sicurezza materiale e non ha

che un’idea in testa: sistemare i propri affari, accumulare ricchezze e profitti. Non solo si lascia

prendere dalle preoccupazioni più prosaiche ma è anche spinto a mostrarsi ingiusto e disonesto

verso gli altri, non facendosi scrupoli, schiacciandoli, chiudendosi così al nutrimento spirituale.

Sperare in Dio è liberarsi della paura del domani: della preoccupazione se si avrà da mangiare, da

vestirsi, dove abitare. Nel Sermone sulla montagna (Mt. 6, 34) Gesù ci mette in guardia contro la

paura del domani. “Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A

ciascun giorno basta la sua pena.”

Se la speranza è legata al corpo fisico, la fede è legata al cuore. Il cuore, ecco il tempio dove abita

Dio. Quando Gesù rispose al diavolo: “Sta scritto: non tentare il Signore Dio tuo”, affermava la sua

fede nel Signore che viveva in lui rifiutandosi di metterlo alla prova, perché la fede non consiste nel

lanciarsi nel vuoto con la convinzione che Dio invierà i Suoi angeli per attenuare la caduta. Chi

pensa che Dio protegga gli insensati che volontariamente si espongono al pericolo, si fa delle

illusioni. Dunque, se gli esseri umani riportano tanti fallimenti nella loro esistenza, tanti insuccessi,

invece dei successi sperati, è perché confondono la fede con la credenza.

Infine la terza tentazione, che concerne la testa, non può essere superata che con l’amore. Il diavolo

trasportò Gesù sulla vetta di una montagna, e in noi è la testa che rappresenta la vetta della

montagna. Colui che è giunto alla vetta possiede il sapere, l’autorità e la potenza, ma la storia

dimostra che gli uomini giunti al potere, difficilmente resistono a tutte le possibilità che si

presentano davanti a loro come il denaro, il piacere, la gloria, e credono che tutto sia permesso.

Quanti uomini rimarchevoli hanno finito col cadere vittime del proprio orgoglio! Solo l’amore verso

l’Essere di tutti gli esseri può salvaguardarci da questo pericolo. Riceviamo da Lui tutte le nostre

facoltà, tutti i nostri doni, e se Lo amiamo sinceramente, profondamente, questo amore ci preserverà

dall’orgoglio.

La speranza, la fede e l’amore sono dunque le sole forze che ci permetteranno di attraversare

l’esistenza nelle migliori condizioni fisiche, psichiche e spirituali. La speranza in Dio ci preserva

dalle angosce della vita materiale; avere fede in Lui ci strappa dalle illusioni; infine, amarlo ci

permette di raggiungere la cima e di metterci al riparo senza il rischio di cadere.

Studiate la vita degli esseri che hanno la fede, la speranza e l’amore, osservate come lavorano, come

si rinforzano, si abbelliscono e divengono più vivi, come affrontano le difficoltà, superano le prove

trovando in ognuna di esse occasioni per arricchirsi. Queste tre virtù vi appaiono lontane, estranee,

perché le considerate in modo troppo astratto, e così non sentite che rappresentano i tre pilastri della

vostra vita psichica. Per aiutarvi a comprendere, a sentire la loro importanza, vi darò da fare un

esercizio.

La fede, la speranza e l’amore sono dette virtù “teologali” perché grazie a loro possiamo entrare in

relazione con Dio. Solo che la tendenza degli esseri umani è considerare Dio come un’astrazione.

Molti di essi, se non lo immaginano come un Vegliardo con la lunga barba bianca occupato a notare

le buone e soprattutto le cattive azioni per ricompensarli o per punirli, non sanno bene come

rappresentarseLo. Io non ho mai smesso di spiegarvi che la migliore immagine di Dio è il sole,

dispensatore della vita, della luce e del calore. Solo la vita, la luce e il calore del sole possono darci

un’idea della potenza, della saggezza e dell’amore di Dio. Sta ora a noi entrare in relazione con la

potenza, la saggezza e l’amore divini. E come? Attraverso la nostra speranza, la nostra fede e il

nostro amore con cui possiamo toccare la quintessenza della Divinità che è Saggezza, Potenza e

Amore.

Eccovi un esercizio. Recitate lentamente concentrandovi su ogni parola la seguente preghiera:

“Signore amo la Tua saggezza, ho fede nel Tuo amore, spero nella Tua potenza”. Attraverso il

nostro amore entriamo in comunicazione con la Saggezza divina; con la fede entriamo in

comunicazione con l’Amore divino; con la speranza entriamo in comunicazione con la Potenza

divina. Eccovi alcune nozioni molto semplici che meritano qualche spiegazione.

“Signore amo la Tua saggezza”. La saggezza ha affinità con il freddo, e l’amore con il calore. Il

nostro cuore ha molto calore, molti slanci d’entusiasmo, ma sente che è ignorante, che gli manca il

discernimento, la misura, e ciò lo espone a commettere numerosi errori e a soffrire. Allora deve

amare e cercare ciò che gli manca e di cui ha bisogno: la saggezza.

“Credo nel Tuo amore…” Non si ha bisogno di amare l’amore, ma si ha bisogno di credere in lui. Il

bambino crede nell’amore della madre, e per questo si sente al sicuro vicino a lei. L’amore e la fede

sono legati. Se credete in qualcuno, egli vi amerà; amatelo e crederà in voi. E poiché l’amore del

Creatore è il fondamento dell’universo, è in Lui, e solo in Lui, che possiamo nutrire una assoluta

fiducia. La nostra fede negli esseri e nelle cose si fonda su basi stabili solo se prima l’abbiamo

riposta nell’amore divino.

“Spero nella Tua potenza…” Quante volte avete sentito dire che la speranza fa vivere! All’inizio di

ogni anno tutti si scambiano gli auguri, con la speranza che esso sarà migliore del precedente e che

apporterà soluzioni ai problemi. Su cosa sono fondate queste speranze? Sul denaro, sulle armi… su

esseri deboli, instabili. Perciò queste speranze sono sempre deluse. In realtà non si può contare che

sulla vera forza, la vera stabilità: l’onnipotenza divina.

Osservate ora come questa preghiera crei un legame con il mondo divino. Allorché dite: “Signore

amo la Tua saggezza”, il vostro amore e la saggezza divina entrano in relazione e Dio vi concede di

essere più saggio a causa del vostro amore. Allorché dite: “Signore credo nel Tuo amore”, la vostra

fede attira l’amore di Dio, e Dio vi ama perché credete in Lui. Quando dite: “Spero nella Tua

potenza”, la vostra speranza fa appello alla potenza di Dio che inizia a proteggervi a causa della

vostra speranza.

La speranza, la fede e l’amore corrispondono rispettivamente alla forma, al contenuto e al senso. La

speranza è legata alla forma (il corpo fisico), la fede al contenuto (il cuore) e l’amore al senso

(l’intelletto). È la forma che prepara e preserva il contenuto. Il contenuto apporta la forza, ed essa

non ha ragione d’essere se non possiede un senso.

Quando è deluso dagli avvenimenti e insoddisfatto della sua sorte, l’essere umano tende a proiettarsi

nel futuro: “Presto, fra qualche giorno, fra qualche mese… andrà meglio”. Senza dubbio la speranza

è l’ultima cosa che si abbandona, ma in attesa di giorni migliori si ha bisogno di trovare qualche

appiglio per resistere. Per resistere si ha bisogno non solo della fede, ma bisogna mantenere la vita

in sé, ricevere calore e slancio, ed è grazie all’amore che si conserva lo slancio, altrimenti la

speranza può essere solo una fuga davanti alla realtà, e quindi anche lei, un giorno, ci abbandonerà.

Per non perdere mai la speranza, è necessario conservare in sé la fede e l’amore, e chiamarle in aiuto

davanti a ogni difficoltà che si presenta. È esattamente il contrario di ciò che fanno generalmente gli

esseri umani. Alla minima defezione, al minimo ostacolo, chiudono il loro cuore, perdono la fede e

anche la speranza li abbandona … salvo poi prendere le loro rivincite, e con mezzi che non sono

sempre i più raccomandabili! Ma questo non li disturba; trovano ogni sorta di argomentazione per

giustificare il loro atteggiamento ostile e vendicativo. Come far comprendere che le difficoltà, al

contrario, sono vinte con la fede, la speranza e l’amore? Sì, le difficoltà ci vengono date per

sviluppare queste tre virtù, ma a condizione che Dio sia al centro della fede, della speranza e

dell’amore. Queste tre virtù possono essere comparate ai tre lati del prisma di cristallo, e la presenza

divina

è come un raggio di sole che, attraversandolo, si scompone in sette colori.

In una sua conferenza intitolata “Le tre grandi forze” il Maestro Peter Deunov diceva: “Gli esseri

umani si scoraggiano molto facilmente, e per giustificarsi accusano le condizioni in cui si trovano.

No, la causa profonda del loro scoraggiamento non è nelle condizioni esteriori, ma nel fatto che

hanno troppa poca speranza, troppa poca fede e troppo poco amore. Per avanzare con fermezza

lungo il cammino della vita, hanno bisogno di rinforzare in se stessi le tre sorgenti della fede, della

speranza e dell’amore. Dove si trovano queste? Nel cervello. Sì, in esso possediamo tre centri che

sono i conduttori della fede, della speranza e dell’amore, perché fede, speranza e amore sono forze

cosmiche.”

Tutte le nostre capacità, tutte le nostre virtù hanno sede nel cervello. Siccome la fede, la speranza e

l’amore sono le virtù che ci collegano direttamente a Dio, hanno la loro sede nella parte superiore

della testa: sulla sommità, l’amore; un po’ in avanti e da tutti e due i lati, la fede; un po’ indietro e

ugualmente da tutti e due i lati, la speranza.

Il Maestro Peter Deunov diceva anche: “Bisogna che l’uomo porti interiormente tre vesti: la

speranza, che è il vestito umano, la fede che è il vestito angelico e l’amore che è il vestito divino.

Chiamo santi tutti gli uomini che portano le tre vesti, della speranza, della fede e dell’amore. ..” E

ancora: “La speranza risolve i problemi di un giorno, la fede risolve i problemi di secoli e l’amore è

la forza che abbraccia l’eternità.” Perché il Maestro affermava che la speranza risolve i problemi di

un giorno? Ciò si ricollega al passaggio dei Vangeli che prima vi ho citato, in cui Gesù diceva:

“Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno

basta la sua pena.” Vedete, tutto combacia.

La fede, la speranza e l’amore… Fra i nostri contemporanei, quanti sono ricorsi a queste virtù per

risolvere i problemi quotidiani? Hanno fiducia nel progresso della scienza e della tecnica, nelle

assicurazioni, nei tribunali ecc. Ma la fede, la speranza e l’amore? Erano buone nel passato, nel

Medioevo… loro sono uomini e donne moderni. Va bene, ma vedranno… constateranno se la

scienza, la tecnica, le assicurazioni e i tribunali risolveranno tutti i problemi, dando loro la felicità…

Non dico che bisogna ritornare al passato e rigettare tutte le innovazioni, perché se lo Spirito

universale, che guida l’evoluzione della creazione ha lasciato che l’umanità prendesse questa

direzione, è perché giudica necessaria questa esperienza. Quando l’umanità l’avrà fatta, ritornerà

verso il Creatore rinsavita e arricchita da tutte le sue nuove acquisizioni. L’uomo creato “a

immagine di Dio” deve svilupparsi in tutte le direzioni per potere un giorno riassomigliarGli. E per

riassomigliarGli, bisogna che la sua fede, la sua speranza e il suo amore siano stati messi alla prova

dalla materia, da tutte le sue trappole e le sue seduzioni.

Colui che vive secondo la fede, la speranza e l’amore, vive secondo le leggi universali. È con la

fede, la speranza e l’amore che costruirete la vostra esistenza. Chiamate queste forze cosmiche e

chiedete il loro aiuto, fatevi consigliare, perché è così che diverrete veramente utili a voi stessi e al

mondo intero.”

(M.Aivanhov)

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