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Il sentiero dello Yoga (I parte)
giugno 16th, 2014 da Ananda Saraswati

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Lo yoga è la scienza che da millenni è riuscita ad analizzare e a definire, meglio di ogni altra, la mente umana, scoprendone i meccanismi psicologici più profondi e complessi e riuscendo a spiegare, attraverso un’analisi sempre precisa, il comportamento e le reazioni dell’individuo in ogni situazione specifica della vita.
La mente dell’uomo presenta due aspetti opposti e contrastanti: da una parte è attirata verso la ricerca della propria natura divina, spinta in questa direzione da un innato bisogno spirituale che prima o poi affiora nel naturale processo evolutivo. Sotto questo profilo, la mente diventa il mezzo unico, lo strumento indispensabile che l’uomo possiede per compiere un progresso spirituale. Allo stesso tempo, essa rappresenta l’ostacolo più forte da smontare per percorrere il cammino dello yoga, in quanto, per sua natura, è anche fortemente attirata verso tutto ciò che è apparente e illusorio.
Anzi, secondo la concezione che considera maya, l’illusoria realtà empirica contrapposta al Brahman, l’unica vera realtà, la mente stessa è illusoria: il suo contenuto, i pensieri, i desideri, i sogni sono solo apparenti. Allo stesso tempo però la mente, da un punto di vista relativo, esiste, ha un forte potere e ha una precisa struttura: manas, la mente ordinaria, buddhi, l’intelletto superiore che ha la facoltà di discernere, ahamkara, l’ego che determina l’individualità e citta, la mente inconscia dove vengono immagazzinate tutte le impressioni, frutto delle percezioni sensoriali, le memorie legate alle esperienze accumulate nel corso delle innumerevoli esistenze.
I grandi maestri, fin dall’antichità, hanno fatto luce sulla struttura mentale dell’individuo per offrire i mezzi di reintegrazione, mettendo in evidenza gli ostacoli maggiori che si incontrano sulla strada yogica, che nascono non dall’esterno, bensì all’interno dell’uomo. Il desiderio viene visto come il freno più forte, che impedisce all’uomo di staccarsi dalle cose mondane, di uscire dal vortice dell’esistenza, ed è considerato come la causa incessante di tutte le vritti della mente.
Negli Yogasutra, cinque diversi tipi di vritti sono classificati e definiti molto chiaramente da Patanjali.
La parola vritti è tradotta come “modificazione, movimento, attività, onda”, intendendo con questo termine le diverse condizioni della mente quando è distolta dalla sua natura reale e si identifica negli oggetti che percepisce, assumendone la forma.
L’insegnamento degli yogi, dei saggi, delle sacre scritture, indica l’avidya, l’ignoranza, il non conoscere la vera natura divina dell’uomo, come la causa unica che genera il desiderio il quale, a sua volta, produce attaccamento.
Il desiderio crea disturbo, compare nella mente conscia e, finché non viene soddisfatto, crea tensione e sofferenza; al suo appagamento segue una breve tranquillità fino al sorgere di un altro nuovo desiderio.
Anche quando la mente sembra apparentemente in uno stato di quiete, i desideri sono presenti nell’inconscio: a livello latente, pronti a riaffiorare.
L’azione di purificazione, che chi intraprende la strada spirituale deve affrontare, ha lo scopo appunto di liberare la mente, eliminando le cause di disturbo per permettere alle energie spirituali più sottili di fluire.
Analizzare la propria natura con atteggiamento critico porta a intravedere gli attaccamenti agli oggetti e alle persone che ci circondano da cui ci si sente naturalmente attratti. L’attaccamento crea una catalizzazione dei pensieri così forte che non consente alla mente, che ne resta completamente assorbita, di spaziare oltre e produce l’alternanza di piacere, quando si gode dell’oggetto del desiderio (raga) e di dolore quando questo viene a mancare (soka).
Attrazione e repulsione (raga e dvesa) costituiscono la coppia di opposti che lega l’individuo agli oggetti sensoriali, condizionandone fortemente la vita.
Di solito l’uomo, dominato da questa alternanza, è attratto con intensità da oggetti e persone, verso i quali, trascorso il momento di coinvolgimento e passione, nutre per lo più sentimenti di insofferenza e di rifiuto.
Non sempre, a causa dell’ego, si riescono a riconoscere i propri attaccamenti ed è per questo che l’azione del Maestro è così importante, perché mette a nudo la psiche tendenze più nascoste a emergere, quelle tendenze che da soli non si riuscirebbero a scoprire e, ancora meno, a superare.
La lotta contro gli attaccamenti è lunga e difficile in quanto, anche quando si riesce con uno sforzo enorme a eliminarne uno, in realtà si cambia solamente l’oggetto dell’attaccamento perché, poco dopo, la mente sposta l’attenzione su un altro oggetto e si ricrea e si ripete lo stesso meccanismo.
Nel momento in cui si decide di dare alla propria vita uno scopo spirituale ed evolutivo, ha inizio la battaglia interiore contro le tendenze negative, battaglia che deve essere affrontata con forza e decisione anche quando ciò crea sofferenza: questa è la sadhana necessaria per superare l’ego. Solitamente, purtroppo, si tende a essere indulgenti con se stessi, a trovare facili e comode giustificazioni e, quando ci si dimostra così deboli, sono ancora la mente e l’ego che trionfano.
La mente comune è completamente assorbita nel movimento incessante dei desideri che può esaurirsi solo quando si smuove la loro radice. Ciò si ottiene quando si comprende che in realtà niente ci appartiene e che, per il naturale movimento della vita. ciò che possediamo oggi non è detto che l’avremo anche domani, che tutto ciò che ci circonda è effimero e che la vera realtà è un’altra, celata sotto le sovrapposizioni della maya.
E’ sempre il potere della maya che ci rende inconsapevoli dei continui mutamenti che si verificano in noi e intorno a noi.
L’attaccamento a se stessi, che si esprime con atteggiamenti negativi di orgoglio e di presunzione, di desiderio di affermazione di sé, di rafforzamento della propria identità e con il bisogno di gratificazione, costituisce un notevole ostacolo. Come anche l’attaccamento al corpo fisico che si rileva con la paura delle malattie, della vecchiaia e della morte. Persino gli attaccamenti apparentemente più banali incidono profondamente sul nostro inconscio, rafforzano il nostro ego, influenzano anche le vite successive, creando la nascita di nuovi samskara che determineranno nuove incarnazioni.
Anche il coinvolgimento emotivo, sentimentale, affettivo, su cui si fondano i rapporti interpersonali, crea piacere e felicità, ma pure dolore e sofferenza, quando non si è in grado di essere impersonali e alla base c’è desiderio e senso del possesso.
Uno dei metodi yoga per superare tali ostacoli consiste nello sviluppare tendenze positive per sostituire quelle negative, meditare sull’opposto di ogni impulso per render più debole la forza che alimenta gli aspetti più bassi della nostra natura. “Quando la mente è turbata da pensieri scorretti, la ponderazione costante sugli opposti costituisce il rimedio”. Questo richiede una grande forza di volontà del sadhaka e una forte applicazione, ma è l’unico mezzo efficace per sconfiggere pensieri, abitudini, tendenze negative: la concentrazione sui loro opposti fa sorgere attitudini positive che, sviluppandosi, tolgono intensità alle tendenze indesiderate.
E’ necessario spostare l’attenzione dagli oggetti esterni verso se stessi, raccogliersi sulla propria reale identità, ricercare una gioia interiore, molto più stabile rispetto alla felicità che deriva dall’esterno, soggetta a inevitabile alternanza con il dolore, data l’instabilità delle situazioni che la vita offre.
La disciplina yoga permette di modificare il contenuto della mente, rendendola capace di percepire un’altra realtà oltre quella sensoriale e di diventare strumento di conoscenza.

(continua)

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