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Jiddu Krishnamurti, pensieri
giugno 11th, 2016 da Ananda Saraswati

risveglio

Non sono un lettore. Ma ho osservato intensamente per tutta la vita.
(Jiddu Krishnamurti)

Responsabilità e serietà

Vedendo tutto ciò, la confusione, la grande infelicità, il senso di enorme malessere, ogni serio indagatore direbbe che è possibile trasformare questa società solo se l’individuo trasforma realmente se stesso, ovvero se si rigenera dalle fondamenta. La responsabilità di questa trasformazione ricade sull’individuo, non sulle masse o sui preti, sui templi o le chiese, ma su ogni essere umano consapevole di questa spaventosa confusione politica, religiosa ed economica.
(Un modo diverso di Vivere)

Quando i vostri interessi provati sono presenti, non ci può essere amore, ma solo il processo di sfruttamento che nasce dalla paura.
(La ricerca della felicità)

La crescita è il fiorire della bontà
(Un modo diverso di vivere)

Il compito dell’educazione consiste proprio nel risvegliare l’individuo
(La ricerca della felicità)

Chi è realmente serio è vivo, ma il superficiale che cerca solo il divertimento non è vivo.
(Un modo diverso di vivere)

L’intenzione, l’urgenza, la responsabilità e il senso di dover agire, il ‘fare’ e non il ‘farò’. Tutto ciò è compreso nella parola serietà.
(Un modo diverso di vivere)

Se lei si sente responsabile, si sente responsabile dell’educazione non solo dei suoi figli ma di tutti i bambini. Intende educarli perché si adeguino alla società, intende educarli perché siano in grado di avere un lavoro? Intende educarli alla ripetizione di ciò che è stato? Intende educarli a vivere di astrazioni, come stiamo facendo adesso? Qual è la sua responsabilità di padre o madre, verso l’educazione di un essere umano? Ecco un problema. Qual è la sua responsabilità, se l’avverte, rispetto alla crescita, alla cultura, alla bontà dell’umanità? Qual è la sua responsabilità nei confronti della terra? Sentirsi responsabili è tremendo. Ma con la responsabilità viene l’amore, la cura, l’attenzione.
(Un modo diverso di vivere)

Attenzione significa cura, affetto, considerazione, diligenza. Tutte cose che vanno assieme alla responsabilità, che la società contemporanea nega recisamente.
(Un modo diverso di vivere)

Se siete veramente seri, allora quando osservate, il vecchio impulso – la ripetizione di vecchi schemi, di vecchi modi di pensare, di vivere e di agire – finisce. Siete abbastanza seri da voler scoprire un sistema di vita in cui non esista tutto questo scompiglio, questa miseria e questo dolore?
(La domanda impossibile)

Abbiamo tutti contribuito con la nostra personale violenza allo stato in cui si trova il mondo.
(La domanda impossibile)

Affermiamo di non essere capaci di uccidere – che non andremo in Vietnam o in altri posti a uccidere, ma non abbiamo niente in contrario all’uccisione degli animali, se doveste uccidere con le vostre mani l’animale che mangiate, e sentiste tutta la crudeltà di questa uccisione, mangereste lo stesso quell’animale? Ne dubito fortemente. Ma non avete niente in contrario che il macellaio lo uccida perché voi poi lo mangiate; che immensa ipocrisia che si cela in questo atteggiamento!
(La domanda impossibile)

Mi sembra che, prima di intraprendere qualunque viaggio alla scoperta della realtà, alla ricerca di Dio, prima di poter agire, prima di poter avere rapporti con gli altri – ciò che costituisce la società – è essenziale cominciare a comprendere innanzitutto noi stessi. Io considero persone serie coloro per i quali questa è l’esigenza principale e prioritaria, piuttosto che il fatto di perseguire un particolare fine: se non comprendiamo noi stessi, infatti, come possiamo con l’azione produrre un cambiamento nella società, nei rapporti, in tutto ciò che facciamo? Questo non significa, ovviamente, che la conoscenza di sé sia in contrasto con la socialità o che sia del tutto indipendente da essa. Né significa porre l’accento sull’individuo, sull’io, in quanto opposto alla massa, agli altri. Ma senza conoscere voi stessi, senza conoscere il vostro modo di pensare e il perché pensate certe cose, senza conoscere le radici di vostri condizionamenti e le cause delle vostre convinzioni sull’arte, sulla religione, sul vostro paese, sui vostri simili e su voi stessi, come potete davvero riflettere su qualunque altra cosa?
(La ricerca della felicità)

Ciò che siete dentro è stato proiettato all’esterno, sul mondo; ciò che siete, ciò che pensate e sentite, ciò che fate nella vostra esistenza quotidiana, viene proiettato fuori di voi e va a costituire il mondo.
(La ricerca della felicità)
Religione e tradizione
Se vivo secondo una tradizione tradisco il presente
(Un modo diverso di vivere)

Nel suo aspetto attuale, la religione è la negazione stessa della verità
(Un modo diverso di vivere)

Se un uomo vuole, come me, scoprire la verità, deve negare globalmente la struttura della religione: l’idolatria, la propaganda, la paura, la divisione, lei è cristiano e io sono induista. E’ un’assurdità e bisogna essere luce a se stessi. Non solo a parole, ma luce perché il mondo è nell’oscurità e un essere umano deve trasformarsi, deve essere luce a se stesso. Questa luce non può venire accesa da nessun altro.
(Un modo diverso di vivere)

La religione – nel senso in cui stiamo usando la parola, che non abbia in sé alcun genere di paura o di credenza – è la qualità per cui si tende a una vita nella quale non vi sia alcuna frammentazione. Se dobbiamo indagare su questo, dobbiamo non solo liberarci da ogni credenza, ma anche aver ben chiaro come ogni sforzo, ogni direttiva e ogni scopo costituiscano un fattore di distorsione.
(La domanda impossibile)
Libertà e conoscenza

La libertà non significa la negazione del conosciuto ma la sua comprensione, e questa comprensione induce un’intelligenza che è l’essenza stessa della libertà.
(Un modo diverso di vivere)

Una mente che semplicemente osserva non reagisce a ciò che osserva in dipendenza dei propri condizionamenti. Ciò significa che non c’è osservatore, e quindi non c’è divisione.
(Un modo diverso di vivere)

Una persona seria, seria nel senso che si preoccupa e si impegna realmente, deve dare tutta la sua attenzione al problema del rapporto, della libertà e della conoscenza.
(Un modo diverso di vivere)

Libertà significa responsabilità e attenzione infinita.
(Un modo diverso di vivere)

La libertà implica la totale rinunzia e il rifiuto di ogni autorità psicologica interiore.
(La domanda impossibile)
Negazione

Attraverso la negazione, viene in essere qualcosa di esclusivamente positivo
(Il risveglio dell’intelligenza)

Ottenere successo implica spietatezza, mancanza di amore, un’enorme mancanza di considerazione per gli altri, conformismo, imitazione, accettazione della struttura sociale. Negare il successo significa quindi comprendere tutto ciò. Non è un atto di violenza; al contrario, è un atto di estrema attenzione.
(Un modo diverso di vivere)

Nella negazione c’è un’enorme energia verso un agire totalmente diverso che non si esplica nel campo del successo, dell’imitazione e del conformismo. Mediante la negazione, e intendo la negazione reale, non solo il suo ideale, mediante la reale negazione di ciò che è immorale, si produce la moralità.
(Un modo diverso di vivere)
Azione e scelta
La decisione presuppone una scelta, e una scelta significa una mente che oscilla tra questo e quello. Una mente che vede con chiarezza non ha scelta. Non decide, agisce.
(Un modo diverso di vivere)

La scelta c’è dove c’è confusione. Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione. Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.
(Un modo diverso di vivere)

La bellezza non è qualcosa di astratto, ma va assieme alla bontà. Bontà di comportamento, bontà di condotta, bontà di azione.
(Un modo diverso di vivere)

Possiamo fare cose straordinarie solamente quando ci sia grande passione e grande energia, e solamente questa passione può generare un tipo di vita assolutamente diverso dentro noi stessi e nel mondo.
(La domanda impossibile)

L’immediatezza della percezione è azione totale
(La domanda impossibile)
Credenza, paura, desiderio

La mente, che di solito è pigra e indolente, trova facile seguire quello che qualcun altro ha detto. Il seguace accetta l’autorità come mezzo per ottenere ciò che viene promesso da un particolare sistema filosofico o di pensiero; egli vi si aggrappa, ne dipende e quindi ne rafforza l’autorità. Un seguace dunque, è un uomo di seconda mano; e la maggior parte della gente è del tutto di seconda mano.
(La domanda impossibile)

Rinchiudersi e isolarsi all’interno di un ideale non libera dal conflitto.
(La ricerca della felicità)

Le idee sono sempre fonte di inimicizia, confusione, conflitto.
(La ricerca della felicità)

Dipendere da qualcosa genera paura; è qui la fonte della paura. Se per la mia serenità io dipendo da voi, come evasione dalla mia solitudine e meschinità, dalla mia futilità e piccolezza, allora quella dipendenza genera paura. Dipendere da qualsiasi forma di immaginazione, di fantasia e di conoscenza soggettiva, genera paura e distrugge la libertà.
(La domanda impossibile)

Possiamo constatare che laddove c’è un processo di desiderio all’opera, deve essere attivo anche il processo di isolamento attraverso una credenza, poiché è evidente che crediamo al fine di garantirci la sicurezza economica, spirituale e interiore.
(La ricerca della felicità)

Siamo eternamente impegnati a passare da un oggetto di desiderio a un altro che riteniamo essere più elevato, più nobile, più raffinato; ma, per quanto raffinato, il desiderio è pur sempre desiderio, e in questo movimento del desiderio c’è una lotta incessante, il conflitto degli opposti.
(La ricerca della felicità)

L’idea è sempre vecchia, la sua ombra si proietta sul presente costringendoci perennemente a cercare di colmare il divario fra azione e idea
(La ricerca della felicità)

Le idee non sono la verità; la verità è qualcosa che deve essere sperimentata direttamente, di momento in momento.
(La ricerca della felicità)

E l’accettazione di una credenza non è, in definitiva, proprio questo: un modo di mettere a tacere la paura di non essere nulla, di essere vuoti? Dopo tutto, però, una tazza è utile soltanto quando è vuota; e una mente piena di credenze, di dogmi, di asserzioni, di citazioni, non è certo una mente creativa, è semplicemente ripetitiva. Sfuggire a quella paura – la paura del vuoto, la paura della solitudine, la paura del ristagno, la paura di non arrivare, di non riuscire, di non ottenere qualcosa, di non essere qualcosa, di non diventare qualcosa – è certamente una delle ragioni per cui aderiamo alle varie credenze con tanto entusiasmo, con avidità. E attraverso l’accettazione di una credenza, comprendiamo forse meglio noi stessi? Al contrario. Una credenza, religiosa o politica, ostacola ovviamente la comprensione di noi stessi. Agisce come uno schermo attraverso cui ci guardiamo.
(La ricerca della felicità)

I più riflessivi, i più accorti, i più vigili sono forse quelli che credono meno. Le credenze vincolano, le credenze isolano.
(La ricerca della felicità)

Nelle vostre conclusioni su ciò che pensate sia giusto c’è potere; ogni essere umano vuole un certo tipo di potere. Non attaccate dunque il potere che è assegnato ad altri, ma liberatevi del desiderio di potere che è in voi; la vostra azione sarà allora del tutto diversa […]allora generereste una società assolutamente diversa.
(La domanda impossibile)

In realtà non vogliamo conoscere noi stessi, i nostri impulsi e reazioni, l’intero processo del nostro pensiero, il conscio e l’inconscio; siamo invece piuttosto propensi ad abbracciare un sistema che ci assicuri un risultato. Ma l’adesione a un sistema è invariabilmente il risultato del nostro desiderio di sicurezza, di certezze, e ovviamente il risultati non è certo la comprensione di sé.
(La ricerca della felicità)
Sforzo e autorità

Se non comprendiamo il disordine, la sua natura e la sua struttura, non sapremo mai cos’è l’ordine. L’ordine viene dalla comprensione del disordine. Non dobbiamo cercare prima l’ordine, per poi sovrapporlo al disordine.
(Un modo diverso di vivere)

Non si tratta di essere d’accordo con me, bisogna che vediate da voi la verità o la falsità. Non dovete accettare mai in nessuna circostanza quello che dice chi vi parla. Non vi è alcuna autorità, né voi né chi vi parla ha alcuna autorità; stiamo entrambi indagando, osservando, guardando, imparando.
(La domanda impossibile)

Virtù non è qualcosa che vada coltivata, se è figlia de pensiero, della volontà, se è risultato di repressione, allora non è più virtù. Ma se voi capite il disordine che è nella vostra vita, la confusione, la totale mancanza di senso della vostra esistenza, quando vedete questo con grande chiarezza, non soltanto intellettualmente o a parole, non condannando, non fuggendo, ma osservando questo disordine della vita, allora dalla consapevolezza e dall’osservazione nasce l’ordine, naturalmente, ed è virtù. E’ una virtù del tutto diversa da quella della società, rispettabile e sancita dalle religioni con la loro ipocrisia; ed è completamente diversa dalla disciplina auto-imposta.
(La domanda impossibile)

Trovare rifugio presso un’autorità, una guida, può dare un senso temporaneo di sicurezza, di benessere, ma questa non è certo la comprensione del processo globale del sé. Per sua stessa natura l’autorità impedisce la piena consapevolezza di sé e perciò, in definitiva, distrugge la libertà, che è condizione essenziale perché possa esserci creatività. E solo attraverso l’autoconoscenza può svilupparsi la creatività.
(La ricerca della felicità)

L’umiltà che si conquista attraverso uno sforzo cessa di essere umiltà. Una mente che si fa umile non è più una mente umile. Solo quando si è umili, ma non di un’umiltà coltivata, solo allora si è in grado di affrontare i tanti problemi pressanti della vita, perché non ci si ritiene importanti, non si guarda alle cose attraverso il filtro delle proprie urgenze e del proprio senso di importanza; si considera invece il problema in sé e così si è in grado di risolverlo.
(La ricerca della felicità)

Lo sforzo è una distrazione da ciò che è. Nel momento in cui accetto ciò che è, la lotta cessa. Qualunque forma di lotta o di conflitto è sintomo di distrazione: e la distrazione, che si identifica con lo sforzo, sussiste inevitabilmente fin tanto che psicologicamente coltivo il desiderio di trasformare ciò che è in qualcosa di diverso.
(La ricerca della felicità)

Lo sforzo non costituisce forse una lotta per cambiare ciò che è in ciò che non è, oppure ciò che dovrebbe essere o dovrebbe diventare? In altri termini, lottiamo costantemente per evitare di affrontare ciò che è, o cerchiamo di allontanarcene, oppure ci sforziamo di trasformarlo o modificarlo. Un individuo veramente contento è colui che comprende ciò che è e attribuisce ad esso il giusto significato.
(La ricerca della felicità)

Consapevolezza

Bisogna scoprire come guardare in modo da riuscire a vedere tutte le cose che accadono all’esterno e all’interno di noi come un processo unitario, un movimento totale.
(La domanda impossibile)

Un problema sorge quando si vede la vita in modo frammentario. Vedetene la bellezza. Quando vedete la vita come un intero non c’è assolutamente alcun problema. Solo una mente e un cuore ridotti in frammenti possono creare problemi. Il centro del frammento è l’io. L'”io” viene determinato dal pensiero; preso isolatamente non ha alcuna realtà.
(La domanda impossibile)

Bisogna capire il pensiero e chiederci se il pensiero può vedere qualcosa di nuovo; o se invece il “nuovo” pensiero non sia sempre vecchio, e così quando affronta un problema della vita – che è sempre nuovo – non ne può vedere la novità perché cerca di interpretarlo nei termini del proprio condizionamento.
(La domanda impossibile)

E’ una delle cose più difficili comunicare qualcosa che non richiede solo l’uso accurato delle parole, ma anche un’accuratezza di percezione che è al di là delle parole, e un sentimento, una sensazione di intimo contatto con una realtà.
(La domanda impossibile)

La sensibilità implica una intelligenza che è al di là dell’interpretazione intellettiva, al di là dell’emotività e degli entusiasmi. Quando si esamina, si ascolta, si impara tutto sul tempo, sul piacere, sulla paura e sul dolore, bisogna avere quella sensibilità che ci fornisce l’immediata percezione di qualcosa come vera o falsa. E questo non è possibile se l’intelletto, nella sua qualità di pensiero, divide e interpreta.
(La domanda impossibile)

Se cominciate a indagare, guardare, osservare come funziona il cervello, allora vedrete che esso diventerà straordinariamente quieto; un silenzio che non è sonno ma è straordinariamente attivo e quindi è quiete. Una grossa dinamo che funzioni perfettamente quasi non fa rumore; soltanto quando c’è attrito c’è rumore.
(La domanda impossibile)

Se osservate con un cervello che sia abbastanza quieto allora vedrete che l’azione completa se stessa, è istantanea; non ci si porta dietro il problema, non ci si porta dietro l’insulto o la lode, il problema cessa.
(La domanda impossibile)

Essere consapevoli senza divisione e scelta vuol dire non essere prigionieri del movimento di diventare e di essere.
(La domanda impossibile)

Per vedere ciò che vi sta di fronte, bisogna avere una percezione chiarissima, incontaminata, senza pregiudizi, in cui non ci sia il desiderio di superarlo, ma solamente di osservarlo.
(La domanda impossibile)

Per riuscire a seguire se stessi, per apprendere il funzionamento del proprio pensiero, bisogna essere straordinariamente vigili e iniziare così a sviluppare una sensibilità sempre maggiore al complesso intrico dei propri pensieri e reazioni e sentimenti, una maggiore consapevolezza non solo di se stessi, ma anche degli altri, di coloro con cui si è in rapporto. Conoscere se stessi vuol dire studiare se stessi nell’azione, che è rapporto.
(La ricerca della felicità)

Quanto meglio conoscerete voi stessi, tanto più c’è in voi chiarezza. La conoscenza di sé non ha mai termine – non si arriva ad alcun conseguimento tangibile, ad alcuna conclusione. E’ come un fiume infinito. Man mano che lo studio di sé procede e va sempre più in profondità, si trova la pace. Soltanto quando la mente è tranquilla – attraverso la conoscenza di sé e non attraverso un’autodisciplina imposta – solo allora, in quella tranquillità, in quel silenzio, la realtà può venire alla luce.
(La ricerca della felicità)

Il pensiero è azione; e se ci si limita a perseguire l’azione a un particolare livello di coscienza, quello esteriore, facendosi coinvolgere nell’azione esterna senza comprendere l’intero processo dell’azione in sé, si va inevitabilmente incontro a frustrazione e infelicità.
(La ricerca della felicità)

Si arriva all’interno comprendendo l’esterno, scoprendo la sofferenza, la lotta, il dolore che esistono nel mondo; e più si indaga, più, naturalmente, ci si avvicina agli stati psicologici che producono i conflitti e le sofferenze esteriori.
(La ricerca della felicità)

Nel comprendere l’interiorità – non esclusivamente, non rifiutando la realtà esterna, ma comprendendola e attraverso essa giungendo all’interiorità – scopriremo che, mentre procediamo nell’esplorazione delle complessità del nostro essere, diventiamo sempre più sensibili e liberi.
(La ricerca della felicità)

 

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